Il Vision Urbanetic di Mercedes prototipo 
di veicolo modulare, elettrico e autonomo

Ces, muoversi nel futuro. L’auto protagonista all’esposizione di tecnologia più grande del mondo

di Nicola Desiderio
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LAS VEGAS - Ne ha più di 50, ma non li dimostra perché è nato e vive per guardare al futuro, anzi per esserne la vetrina. È il Consumer Electronics Show, meglio noto con il suo acronimo CES che dal 1967 accompagna l’inizio di ogni anno svelando a Las Vegas tutte le novità che ci accompagneranno e riguarderanno la nostra vita quotidiana. Nato come una fiera dell’allora neonata elettronica di consumo, il CES infatti è stato la passerella di tecnologie che hanno attraversato le nostre vite come la videocassetta, il compact disk, la Tv ad alta definizione, le console da gioco fino alla stampa 3D e alla realtà virtuale, ma anche l’auto elettrica, la guida autonoma e la nuova mobilità.
E già, perché ormai l’automobile è l’oggetto tecnologico per eccellenza e le sue valenze vanno ben oltre i miti della velocità, della potenza e del design.

Ecco perché il CES è diventato quasi un salone dell’auto e la presenza dei costruttori è sempre più nutrita e qualificata. Quest’anno la scena l’ha rubata la Hyundai con lo spettacolare Elevate, una vera e propria via di mezzo tra un veicolo e un robot. È infatti provvisto di lunghi bracci articolati alle cui estremità sono fissate le ruote così che Elevate non può solo viaggiare normalmente su strada senza guidatore, ma può intervenire in luoghi e condizioni impossibili per l’uomo come disastri naturali, incendi o teatri di incidenti arrampicandosi sulla roccia o salendo le scale con l’unico obiettivo di risolvere le situazioni più pericolose e portare soccorso, ma anche di fare da taxi offrendo un servizio porta a porta. Una sorta di drone multiruolo che indica un solco già segnato da altri costruttori che da tempo hanno capito le potenzialità offerte dall’incontro della mobilità con la robotica. Tra questi c’è sicuramente la Honda che al CES ha presentato il suo Autonomous Work Vehicle.

Come descriverlo? È un piccolo trattore senza pilota in grado di compiere, in piena autonomia, compiti gravosi, come il lavoro nei campi, spalare la neve o fare la spola all’interno di gallerie, miniere e cantieri, oppure di fare l’assistente seguendo l’operatore come un cagnolino e trasportando attrezzature pesanti in luoghi impervi o difficilmente accessibili. L’automobile in grado di supportare (o fare da angelo custode) oppure sostituire l’uomo è una delle vie maestre anche per Toyota che ha battezzato questi due concetti con Guardian e Chaffeur. La casa giapponese ha presentato la P4, auto a guida autonoma su base Lexus LS, e ha premiato i cinque finalisti del Mobility Unlimited Challenge. Tra questi c’è anche l’italiana Italdesign che ha presentato Moby, un servizio di mobilità elettrica condivisa per disabili su carrozzella.

Per ora l’idea si è guadagnata mezzo milione di dollari per essere sviluppata, nel 2020 a Tokyo, ci sarà un milione per il vincitore. La mobilità elettrica, autonoma, condivisa e connessa creerà presto un plotone di navette a richiesta, piccoli mezzi pubblici a emissioni zero e senza conducente in grado di offrire un servizio puntuale 24 ore su 24 e di adattare continuamente il proprio percorso e la configurazione. Ci sta lavorando anche la Mercedes che a Las Vegas ha mostrato il concetto Urbanetic, veicolo multiruolo in grado di fare anche le consegne o trasportare attrezzatura da lavoro nel luogo prefissato, e ha annunciato una partnership con Bosch per un servizio di ride hailing la cui sperimentazione presto avrà il via a San José, in California. Il gigante tedesco dell’elettronica e della componentistica guarda all’automobile non solo per fornirgli centraline per motori e controlli di stabilità o impianti di iniezione, ma come il pezzo della catena della IoT (Internet of Things) sapendo di poter proporre una soluzione per ciascuno dei suoi anelli. La sua proposta è un minibus elettrico che riconosce attraverso lo smartphone i propri utenti offrendo a bordo tutti i servizi di connettività immaginabili nel massimo comfort.

Secondo la società di consulenza Roland Berger di mezzi come questi ce ne saranno già un milione nel 2020 che diventeranno 2,5 milioni nel 2025. Uno scenario che chiama in causa anche le società di trasporto passeggeri come la francese Transdev, un gigante da 6,6 miliardi di euro di fatturato che ha alle spalle la “Caisse des dépôts et consignations”, ovvero lo stato francese e che già da quest’anno metterà su strada il People Mover, un microbus autonomo realizzato dalla tedesca e.GO in collaborazione con la ZF, un altro gigante della mobilità (36,5 miliardi di fatturato) capace di fornire cambi, differenziali e sospensioni ma anche di sviluppare ProAI RoboThink, il computer a intelligenza artificiale per la guida autonoma più potente al mondo: 600 trilioni di operazioni al secondo.
 

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Mercoledì 16 Gennaio 2019 - Ultimo aggiornamento: 18-01-2019 12:40 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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