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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
La Ferrari P499 di Pier Guidi, Calado e Giovinazzi vincitrice della 24 Ore di Le Mans del centenario

Ferrari sbanca Le Mans: domina la 24 ore all'esordio dopo un'assenza di mezzo secolo

di Giorgio Ursicino

Un’impresa... alla Ferrari. Il trionfo infiocchettato fra mito e leggenda. Non poteva esserci onore più prestigioso per la corsa automobilistica regina del mondo per festeggiare il primo secolo di vita. Come tributo ad una tradizione gloriosa, il Cavallino ha deciso di tornare sui rettilinei dove si era affermato, e dove aveva conquistato i primi trofei, dopo un assenza durata mezzo secolo. A distanza di 58 anni dall’ultima delle 9 affermazioni, Maranello si è rigettata nella corrida. E, cosa che fa strabuzzare gli occhi, ha vinto. Il figliol prodigo mette in fila tutti, in barba all’esperienza specifica ed alla continuità. Succede anche questo quando graffia la Ferrari. Il trionfo ha un valore elevato.

Per certi versi quasi immenso. In un periodo in cui l’azienda italiana con l’immagine più fulgida fa un po’ fatica in F1, la gemma della Motor Valley ha dipinto un quadro perfetto. Sfiorando l’eccellenza in molti aspetti e creando un distillato difficile da quantificare per tutto il made in Italy. Nel nostro paese, non gareggiando bolidi tricolori, la “corsa delle corse” è stata ingiustamente trascurata in questo lungo periodo. Nel resto del mondo, invece, la cassa di risonanza per questo evento mette i brividi. Attirando, come pochi altri, l’interesse, oltre che dell’Europa, delle altre due aree geografiche strategiche sullo scacchiere globale: l’America e l’Oriente. Gli oltre 5 mila chilometri, percorsi a quasi 240 di media, che si possono cavalcare nella campagna francese, fra mucche e galline, sono il simbolo della passione che accompagna da sempre questo sport.

Quasi 200 piloti eroi non si sfidano solo sul piano della velocità. Per dominare una 24 Ore serve coraggio e spirito di sacrificio, appartenenza al team e freddezza nelle decisioni. La calma conta almeno quasi quanto l’ardore. Se a vincere, oltre che un pilota, è anche un capolavoro italiano, arriva il passaporto diplomatico della tecnologia e dell’innovazione, del progresso e della creatività. Ieri alle 16 due seducenti Rosse hanno percorso il giro d’onore del lungo circuito della Sarthe appaiate, in parata. Fra un muro di commissari che gli tributavano riconoscenza e rivali che davano strada, percependo l’epocalità del momento.

Se una vettura italica non vinceva più dal 1965, quando si affermò per la sesta volta di fila una Ferrari per l’occasione condotta da Jochen Rindt e Masten Gregory, per trovare un pilota italiano (che da queste parti hanno una grande tradizione) sul gradino più alto del podio, bisogna tornare indietro di 3 lustri. Nel 2008, infatti, raggiunse la sua personale tripletta Dindo Capello, su l’Audi R10 TDI, insieme a Tom Kristensen e Allan McNish. Nel 2023 le due fiammanti P499 solo 24 ore prima erano scattate davanti a tutte per involarsi in una cavalcata trionfale. L’obiettivo finale è sempre stato a tiro, sebbene la battaglia in alcune fasi sia stata furiosa. Specialmente la notte, quando il diluvio sceso dal cielo aveva trasformato il tracciato in una palude infame.

Di tanto in tanto la Ferrari cercava duelli diretti, non perdendone mai uno e mandando un messaggio a tutti gli avversari. La 24 Ore si può vincere o perdere, fino alla bandiera a scacchi non ci sono certezze. Come velocità, la P499 hanno dimostrato di non avere antagonisti, facendo polpette di chi osava avvinarsi. Ci hanno provato le favoritissime Toyota e le Porsche, le Cadillac e le Peugeot. I prototipi rossi sono stati fulminei in prova, ma hanno vedere una passo inarrivabile anche sul ritmo di gara, portando a termine stint esaltanti. Ha trionfato la numero 51, affidata e Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi e il britannico James Calado.

Poteva essere doppietta se la numero 50 (come gli anni di assenza) affidata all’indiavolato Antonio Fuoco, al danese Nicklas Nielsen e allo spagnolo Miguel Molina non avesse avuto un problema che gli è costato 5 lunghi giri in punizione nei box.Proprio la 50 di Fuoco è stata la vettura più veloce in gara, l’unica in grado di girare sul piede di 3’26” al quale non si è avvinato alcuno. Ha chiuso al quinto posto, dietro una Toyota e due Cadillac, completando il successo modenese. Il team da battere era quello giapponese, che ha dominato le ultime 5 stagioni del WEC e collezionato altrettanti trofei della maratona francese. Come se non bastasse ha vinto tutte le gare disputate quest’anno, Sebring, Portimao e Spa.

La GR010, inoltre, è considerata un carroarmato che corre da tre anni e non come tutte la altre che sono delle esordienti. Logico pensare che i nipponici si sentivano messi bene, anche se loro conoscono benissimo Le Mans e rifiutavano il ruolo dei favoriti. Ci hanno provato in tutti i modi, mettendo alla frusta i loro bolidi, uno dei quali è andato perso durante la notte per un incidente. Alla fine sono giunti alla conclusione che era impossibile affermarsi sul piano della rapidità contro la Ferrari che vinceva tutti gli scontri diretti. L’unico modo era metterla sul piano dell’affidabilità, facendo pressione sul ritmo sperando su un errore o in una rottura.

La strategia funzionava bene con l’esperto neozelandese Brendon Hartley (3 volte vincitore della 24 Ore, sia con la Porsche che con la Toyota) ma quando saliva il più giovane Ryō Hirakawa scattava la pena del contrappasso. Testacoda in frenata, botto contro le barriere, sosta ai box ed addio sogni di gloria. Gara da incubo per lo squadrone Porsche con le quattro 963 martoriate da mille inconvenienti. Il padrone dell’azienda Wolfgang Porsche e il Ceo Oliver Blume hanno atteso fine gara dei box Ferrari per complimentarsi con il presidente John Elkann, il Ceo Benedetto Vigna. In un angolino c’era anche Charles Leclerc che ha festeggiato i suoi colleghi meno noti sognando di provare un giorno quelle emozione anche lui. Lo spirito di Le Mans ha un fascino inspiegabile.

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Lunedì 12 Giugno 2023 - Ultimo aggiornamento: 14-06-2023 11:20 | © RIPRODUZIONE RISERVATA