Suzuki Swift, manovrabilità da vera cittadina con dotazioni e prestazioni al top

di Nicola Desiderio
MONTE CARLO - La Suzuki Swift di terza generazione debutta sul mercato per continuare una storia di successo le cui dimensioni sono assai superiori a quelle che il cliente Italiano possa immaginare. Dal 2004 in poi infatti sono stati oltre 5,3 milioni le unità vendute in 147 paesi sparsi per il mondo che ne fanno una vera world car, probabilmente la prima per una Casa come Suzuki che grazie alla Swift è cresciuta fino a diventare il nono costruttore mondiale con 2,8 milioni di pezzi, 267mila in Europa con la prospettiva di crescere entro il 2019 rispettivamente a 3,4 milioni e 300mila. Previsioni conservative considerando il successo degli ultimi prodotti come la Vitara, la Baleno e soprattutto la Ignis.
 
 


Novità e continuità con il passato. La nuova Swift è basata sulla nuova piattaforma Heartect che ha consentito di alleggerire la vettura fino a 120 kg e di ricavare più spazio interno nonostante le dimensioni siano rimaste praticamente identiche, anzi con 3,84 metri si è accorciata di un cm, si è allargata di 4 e si è abbassata di 1,5 cm. La Swift dunque non fa il salto definitivo verso i 4 metri, come hanno fatto molte concorrenti, ma si tiene a metà strada mantenendo quella simpatica connotazione da cittadina sportiva.

Bel lavoro anche sullo stile i cui primi schizzi sono nati in Italia, a Torino dove da qualche anno Suzuki ha un piccolo gruppo di lavoro. Si riconosce chiaramente il DNA delle precedenti Swift come il parabrezza verticale con montanti scuri per creare un affetto fasciante insieme alla finestratura. Le novità sono nei parafanghi arcuati, nel raffinato gioco tra la calandra e le prese d’aria laterali e nella modanatura che unisce il finestrino al lunotto racchiudendo anche la maniglia della portiera, per un effetto coupé che rende la Swift ancora più sportiva. Interessante anche i gruppi ottici posteriori a maggior sviluppo tridimensionale.

Sportiveggiante, dentro e fuori. La Swift parla la lingua della sportività anche al suo interno con strumenti circolari e la parte centrale della plancia leggermente inclinata verso il guidatore. La qualità è migliorata nell’aspetto dei materiali, non altrettanto per il tocco e la cura di certi particolari, ma per quanto riguarda razionalità dei comandi, praticità e sfruttamento dello spazio interno la giapponese dice la sua eccome migliorando proprio dove era obiettivamente lontana dalle avversarie. In particolare per l’abitabilità posteriore e per il bagagliaio la cui capacità è cresciuta a 265 litri. Mancano 50-60 litri rispetto alle migliori che però hanno almeno 20 cm in più da parcheggiare.

Dove invece la Swift non teme nessuno è nella tecnologia. Il sistema infotelematico con schermo da 7 pollici è chiaro a usare, specchia dispositivi Android e iOs, ospita la telecamera di parcheggio e c’è anche il sintonizzatore Dab. Anche per la sicurezza c’è tutto e in più è anche denominato commercialmente in modo semplice: la frenata autonoma diventa “attentofrena”, il mantenimento della corsia è il “guidadritto” e l’allerta per la stanchezza del guidatore è il “restasveglio”. Ci sono anche i fari full led, il “chiavintasca” (meglio questo che l’anglofono “keyless”) e “accompagnami”, la funzione che tiene accese le luci per alcuni secondi dopo aver chiuso la vettura.

Ibrida, automatica e integrale. Dal punto di vista tecnico la gamma è articolata su due motori: 1.2 dualjet con doppio iniettore da 90 cv e 3 cilindri mille boosterjet turbo ad iniezione diretta da 112 cv. Entrambi si possono avere con anche con il sistema ibrido “mild” SHVS di Suzuki già visto su Baleno e Ignis. Si tratta di un motorino d’avviamento un po’ più potente del solito (1,9 kW) che in rilascio recupera l’energia accumulandola in una piccola batteria agli ioni di litio posizionata sotto il sedile di guida, gestisce lo stop&start e dà una piccola spinta aggiuntiva allo spunto.

Non permette in alcun modo di viaggiare in elettrico né influisce su potenza, coppia e prestazioni massime, ma migliora i consumi del 7% - 4 litri/100 km pari a 90 g/km di CO2 sulla 1.2 – e, soprattutto, consente di accedere a tutte le facilitazioni di cui gode l’ibrido in alcune città, province e regioni come parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu, essere esentati in tutto o in parte dalle tasse di circolazione e altro ancora. L’1.2 può avere anche la trazione integrale Allgrip (l’altezza cresce di 2,5 cm) e, allo stesso tempo, l’ibrido che invece è escluso sul mille nel caso si scelga il cambio automatico a 6 rapporti con convertitore di coppia al posto del manuale a 5 marce. Scompare il diesel.

Mille e una Swift. Il motore che secondo noi si sposa alla perfezione con lo spirito della Swift è il 3 cilindri mille da 112 cv. Le prestazioni sono notevoli (195 km/h), ma è soprattutto quello che offre su strada a convincere. Si sente che è un 3 cilindri solo al minimo, poi va su liscio e morbido facendo valere i suoi 170 Nm tra 2.000 e 3.500 giri/min. È brillante, elastico sin dai regimi più bassi e allungherebbe ben oltre i 6.300 giri/min concessi dal limitatore. Alla fine i consumi sono effettivamente più contenuti di quelli fatti registrare da altre 3 cilindri vitaminizzati di ultima generazione.

Anche il cambio si comporta bene. Ma quello che piace di più è come la Swift va su strada perché si sentono tutti i benefici del peso ridotto: rolla pochissimo in curva e tiene davvero bene mostrandosi sempre equilibrata, sicura, mai nervosa come si potrebbe pensare. Anzi, uno sterzo più pronto ci sarebbe stato proprio bene, ma il comando è comunque preciso, ben tarato e dà informazioni precise su quello che fanno le ruote anteriori. Alla fine anche il comfort è convincente perché l’assorbimento è efficace e la silenziosità è buona. Insomma, davvero un buon bilancio che nella vita normale è prevedibile che si trasformi in divertimento e soddisfazione.

Oltre 3mila euro di sconto. La nuova Suzuki Swift è offerta in 4 allestimenti (Easy, Cool, Top Hybrid e S) a partire da 13.990 euro, ma fino al 30 giugno c’è uno sconto secco che porta l’esborso effettivo a 10.950 euro (-3.040 euro). In più ci sono anche un paio di allestimenti speciali: uno è il Web Edition offerto in soli 10 esemplari e solo in rete, l’altro il Cool Launch Edition che aggiunge al Cool un pacchetto di equipaggiamento aggiuntivo (griglia a nido d’ape con profilo rosso, blu o chrome, finiture interne in rosso, silver o piano black, bracciolo centrale anteriore portaoggetti, sensori di parcheggio posteriori, tappetino antiscivolo per smartphone nella consolle centrale) che vale 1.020 euro e che invece che far passare il prezzo – già scontato – da 11.950 a 12.970 euro, si ferma a 12.650 euro, dunque il vantaggio per il cliente sale a 3.360 euro.
 
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Martedì 28 Marzo 2017, 19:17
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