BMW gamma R nineT, tre diversi modi di vivere lo stile vintage-roadster

di Lorenzo Baroni
MILANO - Sono già passati quattro anni da quando BMW Motorrad introdusse la sua prima moto in grado di coniugare lo stile vintage con la tecnologia moderna. La R nineT nasce innanzitutto per celebrare i 90 anni della casa motociclistica bavarese, strizzando al contempo l’occhio ai motociclisti ormai non più giovani alla ricerca di due ruote in grado di riportare la loro memoria a quando le moto cominciavano ad essere ben oltre che un agile mezzo di trasporto.
 
 


Oggi, per donare all’utente appassionato dello stile retrò una più ampia scelta, BMW introduce la gamma R nineT, composta da tre modelli stradali simili tra loro ma che rispecchiano tre diversi modi di vivere lo stile vintage-roadster.

Partiamo dalla R nineT 2017, dove tutto è incentrato sullo stile, elemento forte che contraddistingue questa moto dalle tantissime altre “rivali” nate negli ultimi anni per celebrare lo stile retrò. Per il 2017, la BMW R nineT si rinnova (se pur leggermente) nella tecnica, introducendo una nuova forcella a steli rovesciati completamente regolabile di derivazione S1000 RR e l’omologazione Euro 4 per il “vecchio” bicilindrico boxer da 1170 cc con raffreddamento aria/olio, capace di 110 cv.

La gamma roadster R nineT devia poi sui modelli Pure e Racer, entrambe dotate di forcella tradizionale telescopica, cerchi in lega a cinque razze (cerchi a raggi come optional), singolo terminale di scarico e singolo strumento al centro del manubrio (solo per la Pure).

La differenza sostanziale tra questi due modelli sta nello stile. La Pure è infatti una roadster ridotta all’essenziale ma ricca di carattere e capace di un piacere di guida rotondo e godurioso. La Racer è invece un ornamento da museo d’arte: la sua semicarenatura che avvolge il faro anteriore rotondo e il codino a goccia posteriore la rendono una perfetta reinterpretazione delle moto sportive dei primi anni ’70. Le pedane alte e molto arretrate e i semimanubri la rendono una moto quasi estrema, nata per godersi la strada assaporando le emozioni che solo un tempo era possibile provare.

I prezzi sono in linea con la qualità percepita e lo stile inconfondibile BMW: la R nineT parte da 16.250 euro, cifra che lievita molto facilmente se si vuole personalizzare la moto attingendo alla lunghissima serie di optional disponibili. Per la R nineT Pure il prezzo base è di 13.300 euro, mentre per la Racer si parte da 14.300 euro. Anche per questi due modelli la possibilità di customizzazione è davvero ampia.


Elegante stile retrò, cura dei dettagli e impiego di materiali di alta qualità. La casa bavarese non poteva non rifarsi a queste caratteristiche per esprimere al meglio il proprio concetto di “vintage”. C’è comunque differenza tra i tre modelli che compongono la gamma roadster R nineT.

La BMW R nineT è una roadster elegante e proporzionata. Nulla è lasciato al caso. La strumentazione si compone di due elementi circolari analogici abbinati a due display LCD. Aumenta la capienza del serbatoio di 1 lt (adesso sono 18) ma la forma rimane identica. Aumentano anche passo, avancorsa, lunghezza totale e altezza sella, mentre diminuisce leggermente l’inclinazione del cannotto di sterzo. La forcella a steli rovesciati da 46 mm è completamente regolabile e deriva dalla supersportiva S 1000 RR. Due i tipi di vernice speciali offerte: la prima è chiamata “blackstorm metallizzato”, mentre la seconda si chiama “blueplanet metallizzato”.

Per la versione Pure, BMW ha voluto ridurre al minimo i componenti senza nulla togliere alla qualità. Troviamo infatti un singolo componente analogico con display LCD integrato, singolo terminale di scarico, cerchi in lega a 5 razze e una forcella telescopica tradizionale da 43 mm. Su questa versione rimane il serbatoio da 17 lt. La tinta scelta per questo modello è il catalanograu pastello, ma si può optare per il serbatoio in alluminio spazzolato disponibile come optional.

Ben diversa la versione Racer, di chiara ispirazione anni ’70. Troviamo infatti una semicarenatura che dona alla moto una silhouette molto bassa e slanciata. L’anteriore ingloba il faro rotondo, mentre il cupolino trasparente si erge al di sopra del doppio strumento analogico/digitale. Anche qui troviamo la forcella tradizionale telescopica con steli da 43 mm stretti da due semimanubri bassi, serbatoio da 17 lt e il terminale di scarico singolo. Pedane alte e arretrate, sella monoposto e codino a goccia. I cerchi a raggi sono disponibili come optional. L’unica tinta disponibile è la lightwhite pastello combinata alle decorazioni classiche BMW Motorsport.

La gamma R nineT condivide poi i componenti principali, ovvero propulsore e telaio. Il motore è infatti il “vecchio” bicilindrico con raffreddamento aria/olio da 1170 cc, adesso omologato Euro 4, capace di 110 cv a 7500 giri/min e dotato di una coppia di 116 Nm a 6000 giri/min, con un cambio a sei rapporti abbinato alla classica trasmissione cardanica. Il telaio è un traliccio modulare che lascia spazio alla personalizzazione delle componenti, mentre sul posteriore lavora un monoammortizzatore abbinato al sistema Paralever. Di serie troviamo poi ABS, doppio freno a disco anteriore da 320 mm, piastre di sterzo in alluminio fucinato, anodizzato al naturale.

Partiamo dalla versione più “completa”, ovvero la R nineT 2017. Su questa Roadster BMW ha voluto esprimere il massimo del potenziale tecnologico pur rimanendo fedele allo stile vintage. La seduta è comoda, ampio e alto il giusto il manubrio, garantisce sempre un ottimo controllo. Se nelle manovre da ferma la R nineT risulta un po’ impacciata nei movimenti, una volta in moto diventa molto maneggevole e svelta.

Il baricentro basso del bicilindrico boxer gioca un ruolo fondamentale quando si parla di equilibrio. E proprio il propulsore, con la sua verve espressa fin dai bassissimi regimi, è il componente che più lascia assaporare il vero carattere di questa moto. È puro piacere di guida, senza troppi giri di parole. La potenza viene erogata linearmente e senza strappi, nel misto si può tenere tranquillamente una sola marcia lasciando che sia la generosa coppia a tirarci fuori dalle curve dolcemente ma con decisione.

La frenata è potente e la differenza sta infatti nel feeling che deriva dall’anteriore: la forcella dal DNA supersportivo garantisce ingressi in curva repentini e mantiene egregiamente la traiettoria, senza nulla togliere al comfort del mezzo. L’intervento dell’ASC (optional) si avverte solo sul fondo più sdrucciolevole. Se si vuol fare un giro domenicale sui monti meglio in solitudine, il passeggero soffre un po’ le dimensioni ridotte della sella.

Passando poi alla Pure troviamo un carattere roadster ancor più genuino e sincero, votato al piacere di guida per nulla estremo. La forcella tradizionale, al contrario di quanto si possa pensare, lavora molto bene e assicura il giusto comfort. Certo, non si presta a staccate al limite o continui cambi repentini di direzione, tuttavia si lascia apprezzare proprio per il piacere di guida più rilassato e rotondo.

La Racer, infine, è certamente la più estrema. La posizione così alta e arretrata delle pedane e i semimanubri non sono certo sinonimo di comfort. Una volta in sella bisogna regolare bene il proprio abbigliamento tecnico, altrimenti ci si ritrova spesso a dover abbassare il paraschiena per evitare che lo stesso spinga il casco in giù impedendoci una corretta visuale. Quando si spinge sul misto bisogna prendere le giuste misure: in ingresso la moto tende ad allargare notevolmente la traiettoria, portandovi ad invadere la corsia opposta se si ritarda anche di un solo istante la frenata.

Ad ogni modo, la Racer non si scompone e si lascia controllare a dovere, una volta impostata la traiettoria, l’anteriore segue il tragitto impostato senza sbavature. Bisogna essere agili nei movimenti in sella e spostarsi continuamente se si vuol tenere un ritmo sostenuto. Ciò però grava sui polsi, specialmente in discesa: bisogna stringere bene con le gambe il serbatoio per evitare di dover rallentare per far riposare gli arti. Il comfort ridotto di questa versione viene in parte condonato dalle emozioni che è in grado di riesumare la Racer una volta ingranata la prima marcia.
 
 
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Lunedì 3 Aprile 2017, 16:17
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