Ferrari vince anche in Bahrain, ora può lottare per il Mondiale

Comunque vada sarà un successo. Due vittorie in tre gare e un ottimo secondo posto. Vettel guida dall’inizio il Mondiale Piloti ed ora la Ferrari è in testa anche in quello Costruttori nonostante Raikkonen sia rimasto finora sempre fuori dal podio. Il confronto rispetto al disastroso 2016 non è nemmeno proponibile, ma la stagione da poco iniziata sarà per il Cavallino sicuramente migliore anche del 2015 quando Sebastian all’esordio con la Rossa riuscì a portarsi a casa tre vittorie. L’auto c’è, ormai è fuori discussione. La SF70H è nata bene è sembra sensibile al corposo piano di sviluppo che i ragazzi guidati da Arrivabene hanno programmato con precisione maniacale.

Un’evoluzione progressiva che riguarderà sia l’aerodinamica che la power unit ancora un filo inferiore a quella di Stoccarda, sia dal punto di vista della potenza massima sia da quello dell’affidabilità. Il presidente Marchionne, che usa freni potentissimi per contenere l’entusiasmo, può essere soddisfatto anche di altri aspetti che in una sfida equilibrata come quella vista finora potrebbero fare la differenza. Nelle prime tre gare, infatti, Vettel si è mostrato più cinico e chirurgico di Hamilton e i tecnici ai box hanno diretto l’orchestra alla grande, sparigliando le strategie con la Mercedes ed avendo spesso la meglio.

Sahkir in Bahrain è stata la conferma di ciò che è accaduto a Melbourne e di quanto sarebbe potuto avvenire anche in Cina se la safety car entrata in pista per il botto di Giovinazzi non avesse rimescolato le carte. Gli uomini delle Stelle sentono il fiato sul collo, sono meno abituati a lottare con il coltello fra i denti e probabilmente accusano la mancanza di un attacco a due punte ma, soprattutto, di un formidabile uomo squadra come Nico Rosberg che lo scorso anno di questo periodo (a cavallo di due stagioni) fu capace di centrare sette trionfi di fila mettendo in un cantuccio il compagno Hamilton.

Le Frecce hanno avuto l’occasione di vincere tutte e tre le gare finora disputate e non l’hanno certo sfruttata al meglio. Non si può puntare il dito contro Bottas; se ci fosse stato ancora il campione del mondo in carica, però, le cose sarebbero andate diversamente poiché Valtteri non si è mai fatto trovare pronto quanto il britannico ha balbettato. Lewis quest’anno sembra meno Hamilton: meno aggressivo, meno grintoso, più obiettivo e altruista, più pronto a complimentarsi con i rivali. «Chiedo scusa alla squadra, ho sbagliato io. Forse sto invecchiando...». Quando al re della velocità vengono certi dubbi bisogna rapidamente infilarsi nella crepa e Seb sembra prontissimo a farlo.

Il quattro volte campione del mondo tedesco, invece, ha confermato quello che già sapevamo: si innervosisce con facilità se non ha l’auto per combattere, ma è probabilmente il migliore se ci sono concrete chance di vincere. L’attuale Seb non è quello opaco del 2016 o del 2014 quando con una Red Bull sbiadita non riuscì a conquistare nemmeno una gara (due le vinse il compagno Ricciardo all’esordio con la monoposto di Newey). È la macchina da guerra che nel 2003 vinse 18 gare su 20 del Campionato tedesco di Formula BMW, nel 2008 dominò il Gran Premio d’Italia sotto l’acqua con la Toro Rosso e nel 2013 salì sul gradino più alto del podio degli ultimi nove gran premi.

In Bahrain Vettel ha fatto una partenza da favola sorpassando Hamilton all’esterno, poi ha approfittato dell’errore di Lewis al pit stop correndo fino al traguardo senza lasciare per strada nemmeno un millesimo. Eppure l’inglese non si è certo arreso: in qualifica è stato di mezzo secondo più rapido del ferrarista, in gara ha segnato il giro più veloce nella fantastica rimonta finale staccando Seb di oltre un secondo. Con un Sebastian del genere nessun sogno è proibito. Gli uomini di Toto Wolff, invece, sembrano avere i nervi scoperti: in Australia hanno fatto rientrare Lewis troppo presto spedendolo nel traffico, a Sahkir per mancanza aggressività lo hanno fatto correre nel finale con le soft usate invece che con le supersoft nuove (quasi tutti hanno fatto due stint con le “rosse”). Forse non sarebbe cambiato nulla, ma in quella situazione era il caso di provarci.
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Martedì 18 Aprile 2017, 16:15
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