Un dealer di auto usate

Mercato dell'usato: un business in crescita. Quasi un milione di passaggi nel primo bimestre

di Nicola Desiderio
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L’usato rallenta nella prima parte dell’anno per volumi e prezzi, ma solo per l’effetto passeggero degli incentivi statali. L’Unrae ha infatti registrato una flessione del 6,7% a gennaio seguita da una pronta ripresa già nel mese successivo che riporta a -2,4% il primo bimestre del 2026 nel corso del quale ci sono stati 938.116 trasferimenti (529.168 netti e 408.948 minivolture). Il 2025 si era invece chiuso con 5.603.393 trasferimenti (dei quali 2.428.741 minivolture) con un aumento del 3,1%.

Il fatto fondamentale è che il mercato dell’usato in Italia è cresciuto in modo strutturale e ha margini per continuare a crescere: il rapporto in volume con il nuovo è passato dall’1,7 del 2019 fino al 2,1 del 2025, cifra praticamente coincidente con quella dell’ACI (207 trasferimenti di auto usate ogni 100 immatricolate) che gestisce il PRA. Un dato che si è allineato a quello della Germania (2,1), ma è ancora distante da Spagna (2,9), Francia (3) e soprattutto Regno Unito (3,9). Nel 2003 tale rapporto era di 1,2 con un parco circolante la cui età media era sicuramente inferiore ai 7,9 anni rilevati per la prima volta dall’Unrae nel 2009 mentre oggi siamo già oltre 13 anni, dato vicino a quello medio europeo (12,7), ma superiore a quello degli altri grandi mercati come Francia (11,5), Germania (10,6) e Regno Unito (10,8).

L’invecchiamento del parco è comunque un dato generalizzato in Europa e le cause principali sono l’aumento dei prezzi del nuovo e la transizione verso l’elettrificazione che hanno avuto l’effetto di portare i clienti verso l’usato e all’effetto paradossale di rallentare il ricambio facendo rimanere in strada auto meno moderne e sicure e più inquinanti. Da qui deriva anche la crescita dei prezzi dell’usato. Secondo il Price Index di Auto1 Group – la più grande piattaforma dell’usato in Europa con oltre 842mila unità vendute nel 2025 – fatto 100 il prezzo medio a gennaio 2015, nel marzo scorso si è attestato a 139,3 dimostrando che le quotazioni si sono finalmente stabilizzate dopo aver superato 170 alla metà del 2022 a causa della carenza del nuovo creata dall’effetto congiunto della crisi dei semiconduttori e della pandemia da Covid-19.

Andando ad analizzare più in profondità il mercato italiano dell’auto usata, si vede che il 39,1% delle transazioni nel 2025 è avvenuto da operatore (casa auto, concessionario o commerciante) a privato o azienda rimanendo sostanzialmente stabili (-0,1%) e il 56,2% ha avuto luogo senza passaggio dai concessionari (+3,1%), preferibilmente attraverso le piattaforme di annunci che rappresentano anche una finestra attendibile sui prezzi: secondo AutoScout nel 2025 gli italiani hanno speso in media per un’auto usata 21.273 euro, in calo del 3,4% nonostante l’aumento dei volumi, un assestamento dovuto alla bolla dei prezzi registrata negli anni precedenti.

Se si pensa che nel 2020 il dato medio era di 14.400 euro si capisce il balzo dei prezzi e perché il business dell’usato diventi sempre più importante. I trasferimenti derivanti da km0 sono aumentati del 9,5%, soprattutto per mano delle società captive. I trasferimenti diretti dalle società di noleggio a breve termine sono saliti solo dell’1,3%, probabilmente per l’esigenza di mantenere alta la flotta, mentre quelli dal lungo termine di ben il 15,4%, un dato ricollegabile alla propensione crescente da parte delle società NLT di commercializzare direttamente al cliente privato il proprio usato.

Quello proveniente dal noleggio nel suo complesso è comunque cresciuto nel 2025 da 324.271 a 364.411 unità (+12,4%) ed è cresciuta anche la sua incidenza sul totale dei trasferimenti netti dal 10,4% all’11,5%. Tutte le fasce di anzianità manifestano tassi di crescita simili, compresi tra 11,4% e 13%, spiccano invece il +49% della fascia 25-36 mesi e il -4% di quella successiva 37-48 mesi. Tre auto usate su 10 provenienti da noleggio hanno più di 48 mesi e il 65% ha più di 2 anni. Prosegue l’evoluzione del mix tra le alimentazioni. Il diesel è ancora maggioritario, ma è in calo dal 44,8% al 41,3%, stazionario è il benzina (38,6%) mentre aumentano del 34,7% le ibride che hanno superato il 10% del totale.

Le elettriche hanno avuto un balzo del 40,3%, ma riguardano ancora l’1,3% del totale e con valori residui inferiori: secondo Autovista24 in Italia quello di un’elettrica di età compresa tra 24 e 48 mesi è del 28,3% contro il 45% in media, anche se il tempo di vendita sta scendendo e a marzo è stato di 75,7 giorni (-13,1), più di quello medio (69,7, -7). Spicca il calo, seppure leggero (-2,8%), delle PHEV dovuto a due fattori: uno tecnologico con l’arrivo sul mercato di auto ibride plug-in con percorrenze in elettrico di 100-150 km che raffredda inevitabilmente l’interesse per quelle usate che offrono intorno ai 50 km; l’altro legato all’inflottamento massiccio di ibride plug-in con il nuovo regime del fringe benefit che tra 1-2 anni entreranno nel mercato dell’usato.

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venerdì 8 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 10:01 | © RIPRODUZIONE RISERVATA