Pneumatici, in pista per sfatare alcuni falsi miti: dalla data di produzione alla corretta pressione delle gomme
Spesso quando si parla di pneumatici si fa riferimento a consuetudini e convinzioni ben radicate nella nostra mente, che però non sempre sono corrette. Per esempio, la data di fabbricazione più o meno recente a parità di usura e status di conservazione non incide in alcun modo sulle prestazioni di uno pneumatico. Per dimostrarlo, Assogomma ha organizzato un test sul tracciato emiliano di Varano de’ Melegari, avvalendosi dei veicoli e degli istruttori della Scuderia de Adamich.

Come anticipato, la data di produzione di uno pneumatico non ne influenza il rendimento, a parità di conservazione. Per dimostrarlo sono state effettuate prove di frenata su veicoli identici, sia sul bagnato che sull’asciutto, montando su uno gomme uscite dalla fabbrica da pochi mesi e sull’altro un set fabbricato nel 2023, quindi “vecchio” di tre anni. La frenata è avvenuta sul bagnato da 50 e 70 km/h e sull’asciutto da 70 e 90 km/h a bordo di Alfa Romeo Giulia a trazione integrale: lo spazio di arresto non ha dimostrato variazioni significative tra le due differenti specifiche. Nel primo caso sono state usate coperture Pirelli, nel secondo Michelin, ma lo scarto ottenuto in entrambi i casi è stato pressoché insignificante.

Un altro tema affrontato è stato quello dell’usura degli pneumatici e del corretto posizionamento sulla vettura. Spesso si tende a montare le coperture meno usurate sull’asse di trazione dell’auto, mentre il test sviluppato da Assogomma ha dimostrato che la scelta più sicura è avere sempre gli pneumatici più nuovi al posteriore. Questo è stato provato attraverso un esercizio che prevedeva l’inserimento in curva a circa 70 km/h con fondo bagnato a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta, perciò una vettura a trazione anteriore, dotata di gomme nuove su un asse e usurate con battistrada a 2,5 mm sull’altro. Con le coperture nuove all’anteriore e consumate dietro la vettura tendeva a finire in sovrasterzo, risultando molto più difficile da controllare, mentre al contrario con le gomme nuove al posteriore l’effetto di sottosterzo è molto più semplice da governare anche per un guidatore meno esperto. Questo significa che sacrificare leggermente la massima trazione sull’asse che muove la vettura permette di avere in cambio un beneficio significativo in termini di sicurezza alla guida e prevedibilità del comportamento in situazioni estreme.

Infine, l’ultimo aspetto evidenziato dal test è stata la corretta pressione degli pneumatici e la sua influenza su consumi e guidabilità della vettura. Per dimostrarlo sono state effettuate due prove distinte: a bordo di due Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio, una con le pressioni ottimali e l’altra con un gonfiaggio inferiore di circa 0,3-0,4 bar, abbiamo potuto constatare come una variazione non percepita come problematica dal computer di bordo risulti anche difficile da riconoscere al volante, provocando però un peggioramento dei consumi e un’usura non uniforme che porta a una conservazione meno efficace dello pneumatico. Una Stelvio a gasolio è stata invece utilizzata per dimostrare che una pressione di gonfiaggio errata, in questo caso inferiore di 0,5 bar rispetto a quella ottimale, provoca un considerevole aumento dei consumi nel lungo periodo. Percorrendo dieci giri del tracciato di Varano, pari a poco più di 22 km, con pneumatici gonfiati correttamente e leggermente sgonfi, nel secondo caso si è registrato un consumi di carburante peggiore del 12,5%, pari a circa 1,5 l/100 km in più e con temperature di esercizio più elevate di circa 6-7 gradi.




