Mazda Vision X-Coupè, sportività ed eleganza con un ibrido plug-in a motore rotativo da oltre 500 cv

Mazda, la CX-5 si evolve e la 6 diventa full electric. Ambasciatrici della filosofia Jinba Ittai

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Mazda Vision X-Compact, la compattezza al servizio del piacere di guida e della gioia di vivere
Mazda stupisce al Japan Mobility Show di Tokyo con la Vision X-Coupè, concept che annuncia il probabile ritorno della casa di Hiroshima tra le coupé di grandi dimensioni con soluzioni tecniche da vera Mazda in chiave contemporanea.

La Vision X-Coupé infatti è spinta da un sistema ibrido plug-in in serie capace di ben 510 cv, lo compongono un motore rotativo a due rotori sovralimentato da turbocompressore come parte termica e una parte elettrica composta perlomeno da un generatore e da un motore elettrico di trazione. Si tratta dunque di sistema concettualmente identico a quello presentato sul concept Iconic SP che però ha un motore aspirato e una potenza inferiore per dimensioni più compatte.

La funzione della parte termica è essenzialmente quella di produrre a bordo energia elettrica e la potenza aggiuntiva che la batteria ricaricabile da sola non riesce a fornire. Quest’ultima può essere ricaricata anche alla spina e assicura un’autonomia di circa 150-160 km mentre per quella complessiva si parla di 800 km. L’impatto ambientale del sistema è ulteriormente ridotto dall’utilizzo di un combustibile carbon-neutrale derivato dalle microalghe e da un sistema di cattura della CO2 brevettato che Mazda vuole sperimentare anche nelle competizioni.

Il concept giapponese invece è lungo ben 5,05 metri, largo 1,99 e alto 1,48 con un passo di ben 3 metri e 8 cm. Ma sono le forme e le proporzioni a rendere la X-Coupé davvero emozionante, grazie anche al cofano lungo, all’abitacolo dotato di 4 portiere e spostato all’indietro, alla linea di cintura alta e alle superficie lisce e raccordate come su tutte le Mazda attuali, dalla Mazda3 in poi.

Tra gli elementi di stile mai visti su una Mazda ci sono invece i segmenti di luce verticali inseriti sul frontale sotto i fari, le luci posteriori doppie annegate nella lamiera e i profili che allungano ai lati il lunotto verso il tetto, quest’ultimo è percorso al centro da un sottile profilo in vetro ed è perfettamente raccordato con la coda che termina con un angolo acuto che dà slancio ed ulteriore eleganza all’intero corpo vettura.

Improntato alla semplicità e all’eleganza l’abitacolo per 4 posti individuali, soprattutto con la plancia dove si trovano tre strumenti circolari a binocolo e un display che dal centro si allunga verso la zona del passeggero. Il sistema di bordo è dotato di assistente ad intelligenza artificiale che Mazda definisce “empatico” per la sua capacità di entrare in sintonia con il guidatore insieme a tutto il mezzo. Una sorta di “Jinba Ittai” in forma digitale.

Le domande ora sono due. La prima è se ed eventualmente quando vedremo il modello di serie derivato dalla Vision X-Coupè e la seconda è come si chiamerà. La risposta alla prima è praticamente scontata, la seconda invece apre una ridda di ipotesi: dal suffisso RX d’obbligo per le Mazda con motore rotativo fino alle Xedos 6 e Xedos 9, prodotte durante gli anni ’90 e passate alla storia per lo stile e la raffinatezza del loro abitacolo. Due vetture che per carattere ricalcano perfettamente il concept giapponese.




