“Le Corse dei romani”, un secolo di sfide, i protagonisti, la passione sportiva. Scritto da Franco Carmignani per l'Automobile Club Roma
E’ stato presentato ieri nella sede dell’Automobile Club di Roma il volume “Le Corse dei Romani”, scritto da Franco Carmignani e il contributo di Riccardo Alemanno. “Le Corse dei Romani”, che è la quarta opera pubblicata dalla Edizioni Automobile Club Roma, è un viaggio, che a partire dall’inizio del secolo scorso, descrive lo sviluppo e le glorie del motorsport della capitale. Un cammino ricco di passione ed entusiasmo, la cui composizione è sempre stata lo specchio della città. Così sono stati i primi anni quando quel gruppo di appassionati, che già si cimentava sull’impegnativa Vermicino-Rocca di Papa e sulla pur modesta rampa della Merluzza, dette vita all’Automobile Club Roma, attraverso il quale si è concretizzato il Gran Premio. I piloti più rappresentativi di quest’epoca sono il conte Giovanni Bonmartini, Domenico Gamboni e i due nobili fiorentini Guido e Carlo Masetti, che trascorrono molto tempo nella Capitale.

Con gli anni trenta, a fronte della prima motorizzazione importante, si ha un forte sviluppo tecnologico e la creazione dell’autodromo che costeggia l’inizio della via Salaria, dove tutt’oggi c’è l’aeroporto dell’Urbe. Anche tra i piloti c’è una crescita. Carlo Tonini si alterna tra aerei e macchine da corsa, Francesco Matrullo è uno dei più appassionati, ma è soprattutto Piero Taruffi a presentarsi come “il campione”, carica che gli spetta per buona parte degli anni cinquanta, quando è il più forte stradista in assoluto, e anche un geniale progettista. Subito dopo la guerra c’è anche il boom delle piccole, in qualche caso anche brutte, sport 750, dove primeggiano i costruttori romani Giannini e Patriarca, con una vettura di quest’ultimo si affaccia alla ribalta Luigi Musso.
L’Automobile Club Roma è uno dei primi a rimettersi in moto, con la seduta dei primati sulla Roma-Ostia, e la salita di Monte Mario. Il 25 maggio 1947 ecco il circuito di Caracalla, e il Gran Premio che entra nella storia perché regala la prima vittoria alla Ferrari con la 125S di Franco Cortese. Poi, dopo due passaggi sul circuito ricavato tra la nuova Cristoforo Colombo e la Pineta di Castelfusano, il Gran Premio Roma trova la sua sede naturale a Vallelunga, grazie all’accordo di Automobile Club e Federazione Moto con il proprietario dell’omonima pista su sabbia. Contemporaneamente c’è il boom delle utilitarie Fiat 600 e 500 che allargano la pratica dello sport automobilistico a tutte le classi sociali e ai giovani. Con le salite della Gallenga e del Tuscolo, dietro casa, e le numerose gare a Vallelunga, con costruttori come De Sanctis e Giannini i numerosi maghi e maghetti di motori e assetti, l’automobilismo romano è in grado di esprimere una nuova leva di campioni. Franco Bernabei, Antonio Maglione, Massimo Natili e nel caso più triste Ignazio Giunti.
Toccherà ai successivi decenni esprimere i nuovi talenti che in gran parte arrivano dal kart, come il precursore Gian Luigi Picchi, mentre Maurizio Flammini inizia la carriera che lo porta alla soglia della F 1. Saranno Eddie Cheever, Andrea De Cesaris e soprattutto Elio De Angelis a sfondare nei Grand Prix. Elio dimostra di possedere doti che potrebbero valere il primato, ma anche lui come Giunti e ancor prima Musso è fermato dal fato.
E mentre Emanuele Pirro diventa il “Mister Le Mans”, ha vinto cinque volte la 24 Ore, occorre aspettare Giancarlo Fisichella per ritrovare un romano vincitore nei Grand Prix. Ma il valore dei piloti, dei tecnici e degli organizzatori della Capitale va al di là dei numeri come hanno sottolineato il Generale Tullio Del Sette, Commissario Straordinario ACI e Giuseppina Fusco, Presidente dell’Automobile Club di Roma, nel corso della presentazione che ha visto la presenza di numerosi personaggi tra i quali Prisca Taruffi, Gianni Bulgari, Valerio Moretti e in collegamento Antonello Coletta.




