Le sette auto finaliste di Premio Auto Europa ai Box della Pista di Monza

Auto Europa 2026: sette motori, un solo orizzonte

di Paolo Artemi
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Per offrire un’informazione in più, le sette finaliste sono state analizzate dal punto di vista delle motorizzazioni. Per prima cosa è emerso un paradosso solo apparente: mai come oggi, le automobili europee — dalle compatte più accessibili alle Suv di lusso — parlano la stessa lingua quando si tratta di motori. L’elettrificazione, in tutte le sue forme, è diventata un linguaggio comune, una grammatica tecnica che ogni marchio declina secondo la propria filosofia. Le sette finaliste di Auto Europa 2026 ne offrono un ritratto esatto: un mosaico di soluzioni che non separa più nettamente le “Premium” dalle “generaliste”, ma le accomuna nella ricerca di efficienza, autonomia e piacere di guida.

L’Audi Q3, ad esempio, non rinuncia all’equilibrio classico tra dinamica e razionalità: mild-hybrid benzina 1.5 TFSI, diesel 2.0 TDI da 150 CV e un 2.0 TFSI da 265 CV con trazione quattro per chi non sa stare lontano dalle curve.

In cima alla gamma, la M50 xDrive — quasi 400 cavalli e trazione integrale — resta la prova che sostenibilità e sportività non sono più mondi opposti.

Sul versante “popolare”, la Fiat Grande Panda dimostra quanto la transizione elettrica sia ormai patrimonio di tutti. La city car torinese sfoggia una gamma che spazia dal mild-hybrid 48V all’elettrica da 113 CV e 300 km di autonomia, passando per un inedito 1.2 turbo benzina da 100 CV: pragmaticità e ambizione, insieme.

Lo stesso approccio “trasversale” anima la Dacia Bigster, la SUV democratica e funzionale che mette sul piatto mild-hybrid, full hybrid da 155 CV e persino una versione GPL: un’offerta che sembra fatta apposta per chi vuole la concretezza del risparmio senza rinunciare al passo lungo e all’altezza da terra.

C’è poi chi dell’avventura fa una questione di identità, come la Jeep Compass, oggi totalmente immersa nella transizione energetica. La gamma va dal mild-hybrid e-Hybrid 1.2 turbo da 145 CV fino al 4xe plug-in da 240 CV, con l’aggiunta — segno dei tempi — di una versione full electric capace di 500 km di autonomia WLTP. Anche qui, la trazione integrale resta un valore, ma diventa “elettrica”, a dimostrazione di quanto la tecnologia abbia cambiato la definizione stessa di off-road.

Nell’universo Premium, la Mercedes-Benz CLA rappresenta la nuova frontiera: coupé quattro porte elegante, ora su piattaforma MMA, si affida a motori 100% elettrici EQ con potenze fino a 354 CV e architettura a 800 volt. Le batterie da 85 kWh permettono autonomie fino a 792 km WLTP — valori da ammiraglia — mentre i mild-hybrid 48V restano in listino per chi non è ancora pronto al grande salto.

E poi c’è il ritorno più atteso: la Renault 4 E-Tech Electric. Icona reinventata, la nuova “Quattro” gioca la carta della semplicità elettrica, con versioni da 122 o 150 CV e autonomie tra 308 e 409 km. Un’auto che non nasconde ambizioni familiari, arricchita da 26 sistemi ADAS e una ricarica rapida fino a 100 kW: è la tradizione che incontra la rete, letteralmente.

In questo panorama, ciò che sorprende non è tanto la varietà quanto la convergenza. Mild-hybrid, plug-in, full electric, benzina turbo: la geografia delle motorizzazioni è ormai condivisa, e le differenze non seguono più le linee di prezzo o di blasone. La tecnologia ha appianato i confini, e oggi un’utilitaria può offrire lo stesso tipo di propulsione — e la stessa idea di sostenibilità — di una Suv di rappresentanza. È forse questo, il messaggio più forte dell’edizione 2026: la rivoluzione elettrificata non divide più il mercato, ma lo unisce. E la sfida non è più “chi ha il motore migliore”, ma chi saprà raccontarlo meglio.

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domenica 9 novembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 17:25 | © RIPRODUZIONE RISERVATA