Il Tornado 38 in navigazione

Tornado Yachts ceduto a Novamarine, trasferiti a Olbia la produzione e il refit di modelli storici

di Sergio Troise
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Tutti sappiamo che in materia di yacht, super yacht e mega yacht noi italiani primeggiamo nel mondo. Ma c’è stato un tempo in cui siamo stati maestri anche su dimensioni più “umane”, quelle tra i 35 e i 38 piedi (tra 10 e 12 metri), lì dove abbiamo dato lezioni al mondo con un modello che ha scritto la storia del diportismo per la sua capacità di presentarsi con un aspetto piacevole, una carena capace di esaltare la tenuta di mare (in pratica la stessa del celeberrimo Magnum 35 made in USA), contenere i consumi di carburante e… rendere felici gli armatori.

Il riferimento è al Tornado 38 del 1968: un’autentica icona riconosciuta anche per le prestazioni (certificate da certi successi sportivi, come l’indimenticata vittoria di Adriano Panatta nella Venezia-Montecarlo del 1997, ottenuta però con il modello 45, un po’ più grande) e il rapporto qualità-prezzo. Un pregio, questo, che interessa tuttora il mercato dell’usato, all’interno del quale il Tornado riveste un ruolo di spicco, con compravendite non-stop, spesso favorite da operazioni di refitting che ne esaltano la capacità di resistere al tempo.

Fondato da Carlo Marchiolo, aggiornato nel tempo con versioni via via più curate e aggiornate (come la versione Sport e il Tornado 50 “rivisitato” da Francesco Guida), passato di mano nel 2009 (lo rilevò Michele Prestipino), fallito nel 2015 in seguito alla crisi del mercato, e rilevato nel 2016 da Paolo Sonnino Sorisio (noto nell’ambiente per essere l’editore della rivista Nautica) il cantiere romano con sede a Fiumicino (dove negli ultimi anni è stata avviata anche la produzione di un inedito maxi-RIB), il cantiere è ora passato nuovamente di mano: lo ha rilevato infatti Novamarine, azienda sarda con sede produttiva a Olbia (Sassari).

Quotata sul mercato Euronext Growth Milan, Novamarine è da tempo attiva nella progettazione, produzione e commercializzazione di imbarcazioni da diporto ad elevate prestazioni nei settori pleasure e professional, distinguendosi per la produzione di battelli pneumatici, imbarcazioni da lavoro e custom luxury tender fino a 24 metri. Tutto ciò è frutto di una storia più che trentennale, che ha fatto della ricerca, della sperimentazione, dell’innovazione tecnologica e della maestria artigianale le qualità fondamentali alla base delle attività di Novamarine. E per questo l’acquisizione appena annunciata lascia immaginare un rilancio dello storico marchio Tornado, rientrando nella strategia di sviluppo che prevede anche il lancio di nuove linee di prodotto.

Una nota dell’azienda sarda spiega che “l’operazione è stata condotta con un’attenta pianificazione economica e finanziaria, senza appesantire la struttura patrimoniale della società, a conferma della solidità e della visione a lungo termine. Questa unione – viene ancora spiegato - non è solo un’operazione strategica, ma la celebrazione di due eccellenze che, insieme, promettono di ridefinire il concetto di sportività e innovazione nel mare”. Da Olbia tengono a far sapere, insomma, che l’acquisizione di Tornado Yachts si inserisce nella strategia di sviluppo di Novamarine, delineata già in fase di Ipo, consentendo alla società di ampliare la propria offerta di prodotti con imbarcazioni di lusso sportive e yacht da diporto, diversi dai RIB, con l’obiettivo di consolidare il posizionamento aziendale e ampliare la base clienti.

L’accordo appena sottoscritto prevede che Novamarine si occuperà interamente della produzione delle imbarcazioni a marchio Tornado Yachts nei cantieri siti in località Su Arrasolu di Olbia, dove – viene sottolineato – “la qualità e tecnologia innovativa di Novamarine sarà parte integrante di modelli iconici come il Tornado 38”. Nei piani dell’azienda sarda c’è anche l’intenzione di dedicarsi al refit, con l’obiettivo di tenere in vita, nelle migliori condizioni possibili, le barche che hanno scritto la storia del cantiere laziale.

“Onoreremo la tradizione proiettando il passato nel futuro” ha dichiarato Francesco Pirro, presidente e amministratore delegato di Novamarine, dicendosi “molto soddisfatto dell’acquisizione. Un’operazione – ha tenuto a sottolineare - che rappresenta per noi un’opportunità strategica per ampliare la clientela e inserirsi in un nuovo segmento di mercato, restando fedeli allo storico posizionamento della società. In particolare – ha aggiunto Pirro - grazie all’acquisizione di questo marchio avremo la possibilità di produrre imbarcazioni ad alte prestazioni, che ci consentiranno di ampliare la nostra offerta. Ringraziamo per questo Daniele Parisi, amministratore delegato di Tornado Yachts, con cui condividiamo la visione lungimirante e attenta all’innovazione”.

Parisi, da parte sua, si è detto “contento di vedere il patrimonio di Tornado Yachts continuare a navigare con Novamarine. È la garanzia che il nostro marchio continuerà a vivere, raggiungendo nuovi orizzonti”. Una dichiarazione laconica, quella del celebre fondatore dei Cantieri Parisi (maestro d’ascia da tre generazioni), che non ha fatto chiarezza sulle difficoltà che hanno impedito, negli ultimi anni, di ottenere risultati commerciali soddisfacenti. Lo storico cantiere romano ha dovuto infatti rinunciare ai piani di sviluppo incentrati su alcuni progetti di grande interesse, come la realizzazione, mai andata in porto, tra il 2019 e il 2020, del Tornado 54, un open in configurazione walkaround di 16,30 x 4,45 metri che avrebbe dovuto dare una spinta notevole all’innovazione grazie anche alla collaborazione di Satura Studio e MB Marine Project & Design, e a prestazioni velocistiche dell’ordine di 50 nodi. Ci riproverà Novamarine? Per saperlo non ci resta che attendere.

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giovedì 7 agosto 2025 - Ultimo aggiornamento: 20:41 | © RIPRODUZIONE RISERVATA