Piano Sicurezza in mare: Napoli già pensa alla Coppa America. L’ammiraglio Aulicino: «La capitaneria di Porto in prima linea»
Dopo la presentazione del piano nazionale in Sardegna (vedi altro articolo su questo sito) l’operazione Mare e Laghi Sicuri è stata illustrata anche nelle sedi locali di varie Capitanerie di Porto. Tra queste Napoli, città al centro dell’attenzione generale per lo straordinario movimento che si registra nel suo golfo, uno dei bacini marittimi più trafficati al mondo (secondo solo a Hong Kong) per la movimentazione di navi mercantili, navi passeggeri, traghetti, aliscafi e barche da diporto. Su questo autentico gran bazar della navigazione vigila, in collaborazione con le forze di polizia, dei carabinieri e della Guardia di Finanza, la Capitaneria di Porto-Guardia Costiera.

Il comando delle operazioni è nelle mani dell’ammiraglio Giuseppe Aulicino, un passato come ufficiale di Stato Maggiore, con compiti militari, e un presente – dopo il passaggio nel corpo delle Capitanerie di Porto – scandito da vari incarichi sul fronte nazionale e internazionale. Insomma, un ufficiale a tutto tondo, chiamato oggi a gestire l’area di mare più in vista del Paese: a Napoli, infatti, si svolgeranno nel 2027 le regate finali per l’assegnazione della Coppa America, ma già quest’anno, dal 24 al 26 settembre, si svolgeranno le regate preliminari.
Il piano sicurezza per Napoli e per il suo golfo assume dunque un’importanza particolare. E in Capitaneria ne sono ben consapevoli. “Sappiamo bene a cosa andiamo incontro” ha detto l’ammiraglio Aulicino, illustrando le linee guida di un’organizzazione che dovrà fare i conti con l’esigenza di contemperare spettacolarità, sicurezza, accoglienza e vigilanza su abusi e reati, senza per questo trascurare la vigilanza lungo gli oltre 500 chilometri di costa regionale. Un impegno notevole, che richiederà l’impiego di 40 mezzi navali e il supporto anche di aerei.
“Sappiamo bene, anche per le positive esperienze maturate nelle regate preliminari svoltesi a Cagliari, che i velisti hanno bisogno di strutture adeguate e di una perfetta conoscenza della situazione in cui operano. Faremo dunque dei briefing con gli equipaggi, illustreremo loro la situazione dei fondali e concorderemo il posizionamento delle imbarcazioni degli spettatori che affluiranno su Napoli. Sappiamo anche – dice l’ammiraglio - che oltre alla possibilità di assistere alle regate dal lungomare, saranno molte le barche, gli yacht e i super yacht che arriveranno a Napoli cariche di appassionati che vorranno godersi lo spettacolo da mare. E con loro arriveranno anche natanti, barche piccole, al di sotto dei 10/12 metri, che non potranno essere trascurate. Per questo faremo una specifica ordinanza con le regole da rispettare”.
Per i diportisti in arrivo da fuori sarà però un problema trovare il modo di ormeggiare a Napoli, città priva di porto turistico e con posti barca insufficienti anche per i residenti. Come si farà? “Sono in corso incontri e riunioni per trovare soluzioni adeguate. Sono stati attivati i player dell’accoglienza e si pensa che verranno individuati punti di fonda adeguati all’ancoraggio. Ciò detto – aggiunge l’ammiraglio – sarà bene tener presente che il circondario di Napoli offre buone occasioni per l’accoglienza in porto, anche per i super yacht”.
In verità sarebbero (obbligatorio il condizionale) utilizzabili anche gli ancoraggi nelle baie di Procida e Ischia, nel cuore dell’area marina protetta del Regno di Nettuno, dove basta un bonifico al Consorzio per essere autorizzati. Ma attenzione: solo di giorno. Alle ore 20 scatta infatti il “coprifuoco” e bisogna salpare. Per dove? Per dove trovi posto, magari in uno dei porti di Ischia o di Procida. Insomma, in nome della salvaguardia dell’ambiente marino (trascurabile di giorno, ma non di notte), si profila un condizionamento in più per chi arriverà nel golfo di Napoli in occasione della Coppa America.
Tutto lascia pensare che le pre-regate di settembre saranno una sorta di prova generale in vista dell’appuntamento del 2027. Ma intanto la stagione nautica 2026 è cominciata e nel golfo di Napoli, a prescindere dai preparativi per la Coppa America, la situazione non è tranquilla. “Purtroppo – informa la Capitaneria – proliferano gli abusi nelle attività di charter e noleggio a cabina, e per noi è molto difficile individuare i responsabili, persone senza scrupoli che svolgono attività illecita fingendosi diportisti privati. E’ un problema diffuso, nella sola area di Castellammare di Stabia sono attive 120 società di charter, per non dire dei campi boe abusivi. Tra la penisola sorrentina e zone limitrofe sono stati individuati 150.000 metri quadri di occupazione abusiva”.
E a Napoli? Vietato, giustamente, l’allestimento in gran parte abusivo davanti al lungomare Caracciolo, nei pressi del porto di Mergellina, è sorto un campo boe molto più esteso nelle vicinanze, verso la costa posillipina. Autorizzato? “Sono in corso attività di verifica e accertamenti” dice l’ammiraglio Aulicino, evitando di dare informazioni su questioni al vaglio dell’autorità giudiziaria e discusse in recenti riunioni svoltesi in Prefettura. Ma è evidente che prima o poi riesploderà il problema in tutta la sua gravità. Al di là della gestione dei turisti/diportisti attesi a Napoli per la Coppa America, la città, infatti, non è in grado di tenere ormeggiate legalmente e in sicurezza le barche dei diportisti locali. Molti dei quali, pur di evitare il ricorso agli ormeggi abusivi e illegali, si sono rivolti a strutture private, anche fuori città, pur di non rinunciare al piacere della navigazione nelle acque di casa.
“Purtroppo – osserva Dino Monfregola, presidente dell’Associazione Diportisti del Golfo – noi proprietari di barche residenti sul territorio siamo costretti a sobbarcarci difficoltà e spese non indifferenti per continuare a tenere le nostre barche, in molti casi anche barchette o gommoncini di 5 o 6 metri. E davvero non riusciamo a comprendere perché ci si ostini a non affrontare il problema con concretezza. Tra noi ci sono tante persone perbene, desiderose solo di godersi il mare e il sole del nostro territorio, ma sui giornali e in tv si parla solo di chi viola la legge, di incidenti e di violazioni. Eppure la maggior parte di coloro che hanno una barca, o un gommone, soprattutto i patentati, conoscono bene le regole e le rispettano”.
Probabilmente potrebbe risultare utile un confronto tra Capitaneria di Porto e Confindustria nautica, o anche con altre associazioni di categoria, come l’Afina e la stessa Associazione Diportisti del Golfo. E nel corso della conferenza stampa tenutasi a Napoli per presentare l’Operazione Mare e Laghi Sicuri non si è detto in disaccordo l’ammiraglio Aulicino. Il quale riconosce che “sarebbe effettivamente utile avere degli incontri con addetti ai lavori e anche con i più giovani, come i ragazzi che ora possono avere il patentino nautico a 16 anni”. E aggiunge, dati statistici alla mano, che in Capitaneria si è ben consapevoli del fatto che non è giusto individuare tutti i diportisti come una categoria di trasgressori. “Dai nostri dati – dice il numero uno dei “controllori” della legalità nel golfo di Napoli – risulta che soltanto l’8/9% dei diportisti sottoposti ai nostri controlli risulta non in regola”.
Secondo l’ammiraglio a capo delle operazioni “il risultato più importante sarà riuscire a evitare che si verifichino emergenze. Per questo il nostro impegno è orientato anzitutto alla prevenzione, all’informazione e alla collaborazione con tutti gli attori istituzionali presenti sul territorio. Il mare può essere vissuto in piena libertà, ma sempre con responsabilità. Il buon senso resta il primo e più efficace presidio di sicurezza”.




