Leonardo Fornaroli

Leonardo Fornaroli: «Con la McLaren cerco la grande occasione»

di Massimo Costa
  • condividi l'articolo

C’è un italiano tra i Magnifici Sette del motorsport. Chi sono? Sono coloro che hanno saputo vincere consecutivamente il campionato di Formula 3 e di Formula 2. Leonardo Fornaroli, 21enne di Piacenza, è riuscito in questa incredibile impresa, conquistando la F3 nel 2024 e la F2 quest’anno. Con lui, in questa speciale e preziosa teca, gente del calibro di Lewis Hamilton, Nico Hulkenberg, Charles Leclerc, George Russell, Oscar Piastri e Gabriel Bortoleto, tutti ben presenti nel Mondiale F1. Fornaroli, però, la prossima stagione non sarà tra i 22 piloti che affronteranno il campionato, dovrà stare in panchina. Di lusso, però. Leonardo infatti, è entrato nel programma di sviluppo per giovani piloti della McLaren. Una occasione notevole per l’italiano, che durante il 2026 affiancherà Norris e Piastri nei briefing tecnici, lavorerà al simulatore e potrà effettuare dei test, magari anche qualche primo turno delle prove libere del venerdì in occasione dei Gran Premi. 

Farai parte del team campione del mondo. Come l’hai vissuta? 
«A breve saprò con precisione quale sarà il mio programma all’interno della McLaren. Per me è incredibile poter fare parte di questo team che ha una storia pazzesca e che ha appena conquistato il mondiale piloti e anche quello costruttori per la seconda volta consecutiva. Ho già conosciuto molte persone della squadra e ho trovato grande disponibilità nei miei confronti». 


Purtroppo non farai parte del Mondiale 2026. Come l’hai presa?
«Non correrò in F1 nel 2026, ma è molto difficile entrarci, ci sono soltanto 22 sedili disponibili e per il 2026 ci sono stati pochi cambiamenti. Non sono il primo campione F2 a rimanere fermo l’anno seguente, è capitato anche a Piastri. Vedremo come si svilupperanno le cose, McLaren è comunque coinvolta anche nella Indycar e nel WEC offrendo così tante possibilità».

Parliamo della F2. Quando hai capito che potevi lottare per il titolo?
«Sapevo che il potenziale del team Invicta, vincitore del campionato nel 2024 con Bortoleto, era molto alto, ma mi sono avvicinato alla categoria senza particolari aspettative, se non quelle di fare esperienza. Però, fin dalla prima gara di Melbourne, sono stato subito competitivo, con un secondo posto in gara 1. E da lì, la velocità non ci è mai mancata». 

Quali aspetti hai dovuto migliorare cammin facendo?
«La gestione delle gomme e soprattutto i pit-stop. Non li avevo mai dovuti fare prima, in F2 sono obbligatori per cambiare gli pneumatici, e devo dire che in occasione dei test pre-campionato ero abbastanza disastroso, avevo paura di colpire i meccanici e finiva che mi posizionavo sempre male. Piano piano, ci ho preso le misure e tutto è poi venuto naturalmente. Un’altra cosa complicata era il primo giro dopo il cambio gomme, con queste che erano fredde in quanto in F2 non sono consentite le termocoperte come in F1. Bisognava stare molto attenti e me la sono cavata bene».

Su 28 gare disputate hai ottenuto punti 23 volte. Un record!
«Questi campionati sono molto duri, competitivi, ed è fondamentale ottenere il massimo dei risultati. Alla fine, chi riesce a spuntarla è quello che ha avuto più continuità di rendimento. Su questo aspetto, ho imparato molto da Bortoleto nel 2023, quando era mio compagno di squadra nel team Trident in F3. Lui ha vinto il titolo proprio comportandosi così. Quell’anno, io prendevo troppi rischi, non conquistavo punti perché a volte esageravo». 


Essere veloci ed essere ragionieri. E’ questo il segreto?
«Vedere Bortoleto mi ha insegnato ad essere più riflessivo e capire che se una gara non va nella direzione sperata, non è necessario esagerare finendo per commettere errori, ma bisogna ragionare e massimizzare per prendere quei punti che alla fine della stagione si rivelano fondamentali. E così è stato per me con la vittoria in F3 nel 2024 e questa stagione in F2. Tra l’altro, quest’anno sono sempre riuscito a qualificarmi tra i primi dieci, altro aspetto importantissimo per avere sempre nel mirino la zona punti».

Dalla F4 a campione F3 e poi F2. Come ti sei migliorato nel tempo?
«L’esperienza ha fatto tanto e un primo passo in avanti ho sentito di averlo vissuto quando ho partecipato al campionato Regional European by Alpine nel 2022 con Trident. In quel contesto internazionale di alto livello, ho vinto la classifica rookie e mi sono piazzato ottavo assoluto lavorando molto bene con la squadra. Poi, in Formula 3, sempre con Trident nei due anni successivi, ho avuto nuovamente la fortuna di lavorare con ingegneri competenti che mi hanno insegnato tantissimo. E in ugual modo con Invicta in F2. Sono due squadre vincenti e con loro ho unito tutti i pezzettini del puzzle che mi hanno portato a essere il pilota che ora sono».

Come è nata la tua passione per le corse?
«A dire la verità non mi è venuta subito. Ho provato tanti sport, dal calcio al basket quando ero piccolo, ma mi stancavo in fretta, non mi coinvolgevano. Poi, un giorno, ho avuto la possibilità di provare un kart elettrico. Avevo 10 anni e non volevo più scendere. Mi dava una immensa sensazione di libertà trovarmi da solo su quel kart e da quel giorno posso dire che è iniziata la mia carriera».

  • condividi l'articolo
lunedì 15 dicembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 13:28 | © RIPRODUZIONE RISERVATA