Demetrio Spinelli, medico chirurgo oftalmologo a Milano, presidente della Società Italiana di Oftalmologia Legale

Patente dopo i 70 anni: il test che (quasi) nessuno fa. Spinelli: «ll 25% degli incidenti in Europa legato a una visione inadeguata»

di Paolo Artemi
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Le cronache di queste ultime settimane, segnate da un caldo anomalo e opprimente, hanno riportato alla ribalta un tema delicato e controverso: quello della guida in età avanzata. Alcuni incidenti, purtroppo molto gravi, hanno avuto come protagonisti ottantenni al volante, in un paio di casi imboccando contromano superstrade o tangenziali. Episodi drammatici che hanno suscitato emozione e preoccupazione, e che per qualcuno rappresentano la prova che dopo una certa età il volante dovrebbe essere lasciato da parte.

Non pochi cittadini, cavalcando l’onda emotiva, hanno chiesto interventi drastici: dalla revisione obbligatoria della patente già a partire dai 70 anni, fino alla reintroduzione di una vera e propria prova di guida, completa di test teorici e pratici, per ogni rinnovo oltre quella soglia anagrafica. A sostegno di queste richieste, si invoca la tutela della sicurezza collettiva e si sottolineano i rischi legati al calo delle capacità fisiche e cognitive con l’avanzare dell’età.

Come coniugare la sicurezza e la libertà di movimento

Eppure, il tema non è così lineare. Da un lato c’è l’esigenza di proteggere tutti gli utenti della strada, dall’altro il diritto alla libertà di movimento sancito dalla Costituzione, che per molti anziani non è solo una questione di spostamenti ma anche di autonomia e dignità. L’automobile, specie in territori dove il trasporto pubblico è carente, è spesso l’unico mezzo per mantenere relazioni sociali, fare la spesa, recarsi alle visite mediche.

C’è poi un nodo cruciale: l’attuale procedura di rinnovo della patente per gli ultrasettantenni prevede una visita medica, ma troppo spesso si tratta di un controllo rapido, burocratico, che non indaga a fondo la vista, l’udito, i riflessi o lo stato cognitivo del conducente. In questo vuoto, si annida il rischio che persone non pienamente idonee continuino a guidare, mettendo in pericolo sé e gli altri. La sfida, dunque, è trovare un equilibrio tra prevenzione e diritti, evitando soluzioni semplicistiche e discriminanti.

Il ruolo cruciale della vista nella guida

Se il problema del rinnovo della patente in età avanzata si gioca sul sottile equilibrio tra sicurezza pubblica e libertà di movimento, c’è un aspetto che emerge come protagonista silenzioso: la vista. È dagli occhi che passa gran parte delle informazioni utili a prendere decisioni al volante, e qualsiasi deficit visivo può trasformarsi in un rischio immediato.
Eppure, nel rinnovo della patente, questo controllo è spesso ridotto a una formalità, senza verificare realmente tutte le capacità visive necessarie per guidare in sicurezza.
Per capire meglio quanto conti la vista e quali rischi comporti trascurarla, Il Messaggero ha incontrato il professor Demetrio Spinelli, medico chirurgo oftalmologo a Milano, presidente della Società Italiana di Oftalmologia Legale, uno dei massimi esperti di oculistica in Italia, che da anni denuncia le lacune nei controlli e propone semplici, ma efficaci, misure di prevenzione.

Professor Spinelli, quanto conta la vista nella guida?
«Direi che è tutto. L’85-90% di quello che arriva al cervello mentre siamo al volante passa dalla vista. Eppure, forse più del 25% degli incidenti in Europa è legato, direttamente o indirettamente, a una visione inadeguata. Molti non sanno che il 40% delle persone ha problemi visivi senza esserne consapevole. E i controlli per la patente, in Italia, raramente vanno oltre il semplice “leggi queste lettere”».

Ci sono differenze tra Paesi?
«Enormi. In Italia si richiede un certo numero di decimi, mentre in Inghilterra basta riconoscere una targa a una certa distanza. Ma in entrambi i casi manca una valutazione completa: acutezza visiva, sensibilità al contrasto, campo visivo, visione notturna, senso cromatico, stereoscopia e tolleranza all’abbagliamento. Eppure, sono tutti fattori decisivi per guidare in sicurezza».

Può farci qualche esempio concreto?
«Prendiamo la sensibilità al contrasto: di notte, una persona vestita di scuro davanti a uno sfondo scuro può diventare invisibile. O il senso cromatico: senza, non distingui un semaforo. O ancora la visione notturna: dopo i 70-80 anni cala fino al 40%, aumentando i tempi di reazione. A 120 km/h, passare da 3 secondi a 75 centesimi di secondo per leggere un cartello significa vedere da 100 metri o solo da 25».

E le patologie oculari?
«Molte compromettono la guida: cataratta, glaucoma, retinopatia diabetica, degenerazione maculare, diplopia. Alcune riducono la vista centrale, altre il campo visivo o la capacità di percepire la profondità. In certi casi il conducente non se ne accorge finché non è troppo tardi».

Quali controlli servirebbero davvero?
«Visita oculistica ogni due anni dopo i 40, e ogni anno dopo i 60. Non servono strumenti sofisticati, ma competenza specifica. A un medico non specialista possono sfuggire patologie che un oculista individuerebbe subito. Purtroppo, la legge non impone la presenza dell’oculista nei rinnovi ordinari».

Un ultimo consiglio?
«Proteggete gli occhi anche dagli airbag: lenti infrangibili sempre, perché quelle in vetro in caso di urto possono causare lesioni gravissime».

I 7 test visivi fondamentali per la guida sicura

Acutezza visiva – Capacità di vedere chiaramente al centro del campo visivo. Si misura in decimi (10/10 è il massimo). Essenziale per leggere cartelli, segnali e individuare ostacoli a distanza.

Sensibilità al contrasto – Distinguere un oggetto dallo sfondo, anche in condizioni di luce sfavorevole. Cruciale di notte o in controluce.

Campo visivo – Area percepita guardando dritto davanti a sé, compresa la visione periferica.

Senso cromatico – Percepire correttamente i colori, indispensabile per semafori e segnaletica.

Visione stereoscopica – Percepire la profondità e stimare distanze; fondamentale per sorpassi e frenate.

Visione notturna – Adattamento al buio e capacità di distinguere ostacoli in scarsa luce.

Tolleranza all’abbagliamento – Recupero della visione ottimale dopo esposizione a luce intensa.

Le patologie oculari che mettono a rischio la guida

Cataratta – Opacizzazione del cristallino, riduce nitidezza e contrasto, soprattutto di notte.

Glaucoma – Restringe il campo visivo; inizialmente asintomatico.

Retinopatia diabetica – Aree cieche nel campo visivo, minore visione notturna, maggiore sensibilità all’abbagliamento.

Degenerazione maculare legata all’età – Colpisce la retina centrale, compromettendo la visione dettagliata.

Diplopia (visione doppia) – Rende impossibile stimare correttamente distanze e posizioni; vietata alla guida in Italia.

Emianopsia post-ictus – Perdita di metà del campo visivo, pericolosa soprattutto sul lato sinistro.

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mercoledì 27 agosto 2025 - Ultimo aggiornamento: 12:14 | © RIPRODUZIONE RISERVATA