Tocci (Dacia Italia): «Con Jogger puntiamo sempre di più sull’acquisto intelligente. Dacia marchio agile e trasparente»

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MONACO DI BAVIERA - Dacia rappresenta sicuramente una delle storie di successo nella storia dell’automobile. Nel 2005 è partita dall’ala protettrice di Renault ed oggi diventa un po’ più autonoma con un nuovo marchio e un’organizzazione che ne valorizza l’indipendenza conquistata sul campo. In Italia infatti ormai oltre il 40% delle vendite del gruppo francese sono costituite da Dacia che dallo scorso marzo ha in Guido Tocci il suo managing director e che dal 2022 avrà in listino la nuova Jogger, destinata a rafforzare la forza del marchio sul mercato in attesa della Bigster, il suv destinato a posizionarsi al di sopra della Duster.
La prima domanda è d’obbligo: come state gestendo la carenza di componenti e come chiuderà il mercato nel 2021?
«Il problema dei semiconduttori riguarda tutti. Purtroppo siamo soggetti anche a questi stop&go anomali degli incentivi. Tra il 24 e il 25 agosto sono stati impiegati gli ultimi 11 milioni di incentivi per l’acquisto dell’elettrico. In un momento come questo, nel quale le auto elettrificate pesano per un terzo del mercato, un fatto del genere conto molto. È vero che una settimana successiva gli incentivi sono tornati, ma queste altalene non fanno bene e sono difficili da comunicare. Per il resto, siamo proiettati verso un mercato di 1,6-1,7 milioni che è abbastanza in linea con le proiezioni degli altri marchi».
E che peso ha la mancanza dei componenti?
«Anche noi siamo coinvolti, tranne che per Spring che viene prodotta in Cina. Tutto il portafoglio che abbiamo acquisito in questi mesi sarà soddisfatto nei tempi previsti. E parliamo di ben 7mila ordini…»
Il successo della Spring vi ha sorpreso oppure lo avevate previsto?
«Sono sincero. Ho preso il mio incarico il I marzo e allora la previsione era di commercializzare la Spring da giugno in 2.500 unità per il primo anno. Abbiamo fatto una veloce analisi e abbiamo convinto Parigi ad anticipare il lancio al 10 marzo, in concomitanza con la Francia. Io dunque non sono sorpreso: credevo fermamente che offrire un’elettrica a 9.640 euro sarebbe stato un successo».
Che cosa dimostra il successo di Spring? Che c’è voglia di elettrico oppure che il cliente è stato stuzzicato da questo prodotto?
«Io sono convinto che Spring sia soprattutto una vera Dacia, un marchio che parla in modo molto chiaro al mercato proponendo prodotti con il miglior “value for money”. Credo che ormai il concetto di low cost non sia più attuale per noi e non risponda al valore attuale del brand. Spring ha gli elementi essenziali per un’automobile ed è accessibile. Inoltre penso che la pandemia da Covid-19 abbia cambiato il nostro modo di consumare ed acquistare. Siamo stati tanto dentro casa e abbiamo riscoperto il piacere di stare all’aria aperta, uno stile di vita che risponde perfettamente ai prodotti di Dacia come Duster e la nuova Jogger. Penso poi che stiamo andando oltre il consumismo e vi sia la voglia di fare acquisti intelligenti, che soddisfano negli aspetti fondamentali e lasciano risorse da dedicare al tempo libero, ai viaggi, alla cultura, alla famiglia… Dacia per questi clienti c’è e ci sarà sempre di più».
Dacia è stata diversa anche nel modo di commercializzare fin dall’inizio: prezzi bassi e chiari, ma nessuno sconto e con limitate possibilità di personalizzazione. Questa standardizzazione dell’offerta rappresenta un vantaggio nel futuro per la vendita online più che per altri marchi?
«È proprio questo il messaggio che sto mandando alle persone che lavorano con me e a tutta la rete dei concessionari. Ho l’obiettivo di digitalizzare Dacia al massimo facendone un marchio agile e trasparente. Quello che il cliente vede sul web è quello che trova nei concessionari con il prezzo che è indicato, senza sorprese come “a partire da”. Noi siamo quello che siamo in rete così come sul web. Secondo me dunque è un vantaggio».
Voi siete anche il marchio leader del GPL che però è destinato, prima o poi, a scomparire. Per quanto tempo prevedete di poterlo mantenere?
«Fino a quando potremo. Oggi circa l’80% delle nostre vendite è GPL, Jogger però aprirà il ventaglio della nostra offerta con l’ibrido. Dal 2023 avremo il nostro primo ibrido che sarà proprio su Jogger e gradualmente, lo avremo anche su altri modelli».
La Sandero è il modello più venduto in Europa ai clienti privati. Questo dimostra che il cliente ha dubbi sul futuro e guarda ai suoi veri bisogni di fronte ad un’offerta che presenta prodotti sempre più sofisticati, ma anche più costosi. Il messaggio sembra essere: l’automobile, con tutti suoi piaceri e le innovazioni ci piace, ma fondamentalmente abbiamo bisogno di muoverci. Può essere questa la chiave di lettura o ve ne sono altre?
«Secondo me è proprio così. Pensiamo anche a Duster: è arrivata quando c’è stata l’esplosione dei suv, un tipo di automobile naturalmente costoso. Con 16mila euro offrivamo finalmente un suv alla portata di tutti, ma senza vere rinunce. Il concetto è non è quanto si spende, ma come si spende. Il nostro grande vantaggio è che facciamo parte del gruppo Renault, dunque condividiamo componenti ed ingegnerizzazione, anche gli standard sostanziali sono gli stessi. Dacia per questo non appare una scelta di serie B e i nuovi modelli di consumo, accelerati dalla pandemia, vanno proprio in tale direzione. Vedo questa propensione anche nei miei figli».
Dacia è presente dal 2005 e dunque avete anche una storia. L’usato sta andando molto forte, per voi di Dacia quali prospettive ci sono?
«Stiamo lavorando molto con la rete anche in questa direzione. Abbiamo un nuovo programma denominato PlusValore Dacia che permette di finanziare una parte dell’auto per 3 anni e poi eventualmente restituirla, ma anche in questo caso vogliamo lavorare più sul valore che sul prezzo e sugli sconti. Questo è perfettamente in linea con il piano Renaulution lanciato da Luca De Meo. Questa formula ci permette sia di dare valore al cliente del nuovo sia di avere usato da proporre attraverso la nostra rete».
Che cosa rappresenta Jogger per Dacia? È l’evoluzione della Logan o il modello che mancava?
«Per noi Jogger è tante cose. Prima di tutto, è il segnale concreto di come vogliamo essere sul mercato occupandone una fetta sempre maggiore. Noi crediamo che Jogger sia la proposta giusta per i bisogni dei clienti e per la nuova filosofia dei consumi di cui parlavamo prima. Avremo le prime auto da consegnare già da febbraio, ma cominceremo la prevendita da dicembre e saremo, come sempre, molto competitivi con un posizionamento di prezzo intorno ai 14mila euro».




