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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
La Vespa Piaggio, molta pagine di storia italiana

Vespa compie ottant'anni, un'eccellenza della creatività italiana che ha cambiato il modo di andare su due ruote

di Giorgio Ursicino

Il compleanno di un mito. La festa di un’eccellenza italiana. Fatta di creatività e fantasia. Eleganza e stile. Innovazione e tecnologia. Insomma, un concentrato di tutti quei valori che rendono unici i capolavori made in Italy in giro per il mondo. È la seconda volta che, nel giro di qualche settimana, un brand tricolore famoso a tutte le latitudini sceglie Roma per un evento epocale. A fine maggio è stata la Ferrari ad accendere la Luce svelando la sua prima creatura interamente elettrica. Sul finire di giugno sarà invece la Vespa gradita ospite della Città Eterna per celebrare l’ottantesimo anniversario. In entrambe le circostanze non è stato solo il fascino di Caput Mundi ad attrarre l’evento, la bellezza di una metropoli che ha oltre due millenni di storia incomparabile.

Sia Ferrari che Vespa hanno origini intrecciate con la Capitale. Il Cavallino, il 25 maggio 1947, con la 125 S, vinse sul circuito di Caracalla il suo primo gran premio. Enrico Piaggio, figlio del fondatore della celebre dinasty industriale Rinaldo, venne proprio a Roma nella primavera del 1946 per far debuttare l’invenzione da lui voluta. Al prestigioso Circolo del Golf, uno dei primi esemplari di Vespa 98 fu presentato al generale americano Stone che rappresentava il Governo Militare Alleato. L’evento fu ripreso dal cinegiornale a stelle e strisce Movieton che divulgò la notizia ripresa, più o meno in contemporanea, dalle pagine della rivista Motor e dalla copertina, ancora in bianco e nero, de La Moto.

Il “time to market” del gioiello fu veramente fulmineo, la Guerra si era conclusa nemmeno un anno prima. Ed Enrico aveva scelto la produzione di massa di due ruote per rilanciare l’apparato bellico dell’azienda pesantemente danneggiato dai bombardamenti che avevano bersagliato le sue realizzazioni aeronautiche. Lo stabilimento di Biella aveva già assemblato il prototipo MP5 di un “motorscooter” battezzato Paperino, ma l’imprenditore non era affatto soddisfatto e incaricò l’ingegnere Corradino d’Ascanio di rivedere radicalmente il progetto. D’Ascanio si occupava di macchine volanti e mal digeriva le moto.

Le considerava scomode, ingombranti, con gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura e sporche, soprattutto a causa della catena di trasmissione. Proprio questo poco amore per l’argomento spinse l’ingegnere a puntare su qualcosa di profondamente diverso. D’Ascanio trovò tutte le soluzioni del caso, attingendo proprio alla sua esperienza di volo. Per eliminare la catena, immaginò un mezzo con scocca portante, a presa diretta. Per rendere la guida più agevole, posizionò il cambio sul manubrio. Per facilitare la sostituzione delle ruote, escogitò un braccio di supporto simile ai carrelli degli aerei al posto della classica forcella.

Ed infine ideò una carrozzeria capace di proteggere il guidatore, impedendogli di sporcarsi o scomporsi nell’abbigliamento. Decenni prima della diffusione degli studi ergonomici, la posizione di guida di Vespa era pensata per stare comodamente seduti anziché aggrappati come su una motocicletta a ruote alte. Due sole versioni, un unico colore, il successo fu immediato. Le qualche centinaia di pezzi dell’anno zero diventarono oltre 150 mila all’inizio degli anni Cinquanta, quando partirono le produzioni su licenza, nacquero i primi club di appassionati e furono aperti migliaia di punti d’assistenza in Europa.

Partirono stabilimenti in India e Brasile, la Vespa sbarcò in America e in poco tempo veniva assemblata in 13 paesi e commercializzata in 114 mercati di tutti i continenti. Anche in Unione Sovietica, dove non rispettavano i brevetti, la copiarono. Divenne una diva del cinema, protagonista di oltre duemila fra film e serie tv, giù nel 1953 era una diva planetaria con Vacanze Romane, portando a spasso nelle strade di Roma i divi di Holywood Audrey Hepburn e Gregory Peck. Era coraggiosa e un po’ incosciente, affrontò ogni tipo di viaggio avventuroso partecipando anche alla Parigi-Dakar. Con il passare degli anni l’attrazione non scemava. Mezzo milione di pezzi furono raggiunti nel ‘53, un milione nel ‘56, due milioni nel ‘60, quattro nel ‘70, dieci nel 1988.

Una forte accelerazione nel nuovo millennio: nel 2004 furono realizzati 58 mila veicoli, diventati 100 mila nel 2006 e 170 mila nel 2017. L’anno successivo fu infranta la barriera dei 200 mila esemplari prodotti. Solo negli ultimi 10 anni sono state oltre due milioni le Vespa vendute. Attualmente la produzione avviene in 3 stabilimenti, quello storico di Pontedera attivo dal 1946, Vinh Phuc in Vietnam e Baramati in India. Fondamentalmente i modelli sono due, il Primavera ed il più grande GTS, di entrambi è disponibile una serie speciale 80th dedicata all’anniversario che sfoggia il logo “80 years of Vespa Est. 1946”.

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mercoledì 24 giugno 2026 - Ultimo aggiornamento: 25-06-2026 12:51 | © RIPRODUZIONE RISERVATA