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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
L'auto sempre connessa

Lockdown, anche l'auto fa lo smart working: si “aggiorna” a casa col sistema “over the air”

di Giorgio Ursicino

La pandemia ha rallentato i tempi, ma niente affatto raffreddato gli entusiasmi. Anzi, gli strateghi automotive sono tutti convinti che, come sempre dopo una tempesta, la fase di ripartenza darà una ulteriore accelerazione all’epocale svolta che il mondo dell’auto ha imboccato da tempo. Un cambiamento repentino e vigoroso dopo il quale quasi nulla sarà più come prima. Il settore ha intuito l’importanza della rivoluzione, che spesso genera frutti molto più ricchi dell’evoluzione, e ci si è gettato a capofitto. Tempo qualche anno e le vetture non avranno più nulla a che fare con quelle finora conosciute.

Grazie alla guida autonoma, alla connessione e, soprattutto, a una profonda elettrificazione diventeranno molto più “intelligenti” e quindi sicure e rispettose dell’ambiente. Asset che consentiranno alla mobilità per tutti di rinascere per una seconda volta, come sempre accompagnata da creatività, passione ed entusiasmo, dopo quella di inizio secolo scorso. Il restart attirerà capitali ingenti (pare che siano già pronti oltre mille miliardi) e, soprattutto, le menti più brillanti fra i giovani. Queste vetture, per funzionare bene e offrire il loro elevato potenziale, hanno bisogno di gestire una quantità enorme di dati, quindi necessitano di microprocessori potenti e velocissimi.

In tempo reale tengono sotto controllo la dinamica di marcia, sfruttando le vaste opportunità dei propulsori elettrici che si sono impossessati delle vetture in attesa di spodestare anche il grande propulsore termico che spinge il veicolo. Gli elettro-meccanismi sono proliferati come cavallette e gestiscono ogni componente in movimento dell’auto: lo sterzo, la trazione, le sospensioni, i sistemi antirollio e tanti altri. Fino a quelli che forniscono la potenza che presto diventeranno uno per ruota e potranno essere gestiti singolarmente in tempo reale dando dei grandi vantaggi sul comportamento e sulla sicurezza stradale.

Servono calcoli fulminei fatti dall’hardware di bordo e poi è possibile ricevere milioni di altri dati “on air”. Informazioni di tutti i generi, sul traffico, il meteo, le condizioni stradali, le viabilità. Un mondo aperto. Infinito. Intanto, in questo periodo di lockdown, molti di noi sono stati costretti a lavorare in smart working prendendo atto che, per certi versi, non è affatto impossibile farlo, e nello stesso tempo abbiamo scoperto che anche le auto sono capaci di operare da casa. O meglio dal garage. Chiaramente il coronavirus non c’entra nulla, l’industria su questa soluzione stava lavorando da anni. E, soltanto casualmente, è accaduto che le prime esperienze di intervento sulle vetture a distanza (senza doverle portare in officina) stiano rapidamente prendendo piede.

Il fronte è aperto, le evoluzioni senza confini. Si può immaginare che, con i sofisticati sistemi di autodiagnosi, l’auto si accorga di un malfunzionamento, lo comunichi al costruttore che, valutato il problema, effettui la riparazione da remoto, magari di notte, senza la grande perdita di tempo e denaro di dover portare la vettura in assistenza. Forse non siamo ancora a questo punto, ma qualcosa di simile già si può fare, centrando l’esigenza di ottimizzare i costi. La prime vetture a montare un sistema del genere a bordo sono state quelle di una start-up americana che respira la tecnologica aria della Silicon Valley. Un’azienda californiana diventata leader dell’auto elettrica.

I marchi premium tedeschi e inglesi hanno seguito a ruota e questa tecnologia è disponibile anche per tutti gli altri, ad iniziare dai giapponesi, i coreani e i cinesi. Da remoto, cioè “over the air” (Ota), è disponibile scaricare gli aggiornamenti del software. Pacchetti chiusi, disponibili tre o quattro volte l’anno, che consentono di avere la vettura sempre aggiornata come quella che esce dalla fabbrica, senza la scocciatura di fare un passaggio dal meccanico. Una cosa che avviene già da anni con le moderne vetture imbottite di elettronica, ma finora richiedeva il pit stop in assistenza per collegare la macchina via cavo al terminale e downlodare la release più aggiornata del software.

Ma serve così tanto restare aggiornati? Senza dubbio sì, il mondo corre veloce e il progresso nella scrittura dei programmi che gestiscono il controllo di qualsiasi funzione è rapidissimo. Come abbiamo detto, sulle auto elettriche i confini sono ancora più ampi, ma anche su quelle “tradizionali” a motore termico oggi si può fare moltissimo. Qualsiasi vettura nel tempo è certo che non mantiene gli stessi codici nelle centraline codificate al lancio. Un’auto continua a migliorare durante tutto il periodo di produzione, per gli aggiornamenti apportati dai tecnici con il processo di sviluppo o per l’eliminazione di quei “buchi” nel funzionamento che solo i normali clienti sanno scoprire. Una volta, il veicolo rimaneva quello uscito della fabbrica; poi sono arrivati gli “aggiornamenti” e questi oggi si possono fare “over the air”.

Un progresso incredibile. Che diventerà ancora più consistente ora che arriverà la connessione ad altissima velocità. Oltre al software di gestione della meccanica che influisce sul comportamento stradale, numerose altre funzioni necessitano di un adeguamento. L’infotainment e la navigazione su tutti. C’è la possibilità da remoto, stando tranquillamente sul divano di casa, di personalizzare l’auto prima di uscire: assetto, posizione di guida, tipo di climatizzazione, impostazione dell’impianto audio. Se l’auto la prende il figlio, magari neopatentato, si possono dare dei limiti: alla potenza, alla coppia, alla velocità.

Una cosa che le Formula 1 usano già da molti anni e che permette anche di tenere sotto controllo il modo di guidare, se vengono rispettati i limiti di velocità e le altre regole del codice della strada. Qualche anno fa alla prova in anteprima di un’auto elettrica succedeva una cosa strana: l’auto, ottima, reagiva ogni volta in un modo diverso, in accelerazione e anche in frenata. Sul muretto dei box era seduto un tecnico orientale indaffaratissimo ad armeggiare con il suo tablet. Quando, rientrati nel garage a fine prova, abbiamo chiesto spiegazioni del comportamento poco omogeneo, l’ingegnere ha candidamente ammesso: «Nulla di strano, sono io che variavo da remoto il comportamento della vettura per sfruttare al meglio le prestazioni e per evitare che con una guida poco adatta si possano mandare in crisi gli organi più delicati della vettura».

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Mercoledì 1 Luglio 2020 - Ultimo aggiornamento: 04-07-2020 09:00 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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