Le Mans, lo Speciale de Il Messaggero sulla mitica 24 Ore, la corsa automobilistica più prestigiosa del mondo
La battaglia che lancia l’estate. Al tramonto della primavera, nella lussureggiante Loira, il sole splende a lungo, mentre la notte è poco più di un lampo. Piloti eroi, che domano capolavori d’ingegneria, si affrontano dal lontano 1923 in una lotta senza esclusione di colpi. Dopo 24 ore infinite, combattute fino all’ultimo secondo, Le Mans sceglie i vincitori che magari non sono i driver più forti, ma sicuramente quelli che hanno meritato di più in questa edizione. È l’unica corsa al mondo nella quale non esistono favoriti.
Anche i veri assi del volante sono alcuni dei tanti, sperando che l’alchimia del proprio equipaggio faccia la differenza ed il bolide marci come un orologio, dal via fino alla bandiera a scacchi. È indispensabile che la fortuna sia alleata perché per trionfare i problemi devono girare a largo. Numerose soste ai box, con rifornimento di carburante e magari cambio gomme, ogni altra operazione non programmata è da evitare perché vorrebbe dire alzare bandiera bianca.
Chi, fra le 18 Hypercar di 8 costruttori diversi, non avrà avuto imprevisti potrà contendersi il Trofeo più prestigioso, quello che ogni campione sogna di avere nella sua bacheca. Negli anni, quasi un centinaio di piloti di F1 hanno lasciato la monoposto in garage per tentare l’avventura della maratona senza alcuna sicurezza. Una volte si puntava anche a risparmiare la vettura, a fargli tirare i fiato per salvaguardare freni, cambio e motore. Oggi non è più così: s’imposta il ritmo di gara e si viaggia in apnea perché la tecnologia attuale rende sublime anche l’affidabilità.
Le safety car possono abbassare la media, così come gli improvvisi acquazzoni che squarciano le tenebre trasformando i 14 chilometri del circuito de La Sarthe in un’infida palude. Se non ci sono rilevanti interruzioni, non è difficile superare i 5 mila chilometri. Mentre impresa ardua è battere il record di distanza, e quindi di media oraria, che resiste da oltre 15 anni. Nel 2010, infatti, Mike Rockenfeller, Timo Bernhard e Romain Dumas riuscirono a percorrere, allo scoccare della ventiquattresima ora, 397 giri, corrispondenti a 5.410,710 km alla incredibile media di 225,446 km/h. Comprese le soste ai box.
Come vivere un giorno intero a 250 orari... Ironia della sorte, a spingere l’Audi R15 c’era un V10 a gasolio, il propulsore di riferimento per navi e treni, ma mai considerato un razzo in fatto di rapidità. Quest’anno ai nastri di partenza ci sarà lo stesso numero di costruttori dell’anno scorso. Si è infatti presa una pausa la regina della 24 Ore, la Porsche, a cui è sfuggito più volte il ventesimo trionfo. La puledra di Stoccarda negli ultimi anni si è dovuta inchinare al Cavallino di Maranello particolarmente rampante che è riuscito ad ottenere tre successi di fila dopo un’assenza fra i prototipi di mezzo secolo esatto.
Le tre Ferrari 499P domani partiranno per calare il poker anche se non sarà un’impresa facile. In oltre un secolo di storia sono ben 7 le case che hanno vinto almeno 4 volte consecutivamente: Bentley, Alfa Romeo, Ferrari, Ford, Porsche, Audi e Toyota. Il Cavallino e le ultime tre sono riuscite addirittura a far meglio: la Porsche ha dominato 7 volte di fila (dall’81 all’87), Maranello 6 (dal ‘60 al ‘65), Audi e Toyota 5 con i bavaresi che hanno centrato il pokerissimo consecutivo in ben 2 occasioni.
La mancanza di Porsche, che ha “relegato” le proprie 963 a correre solo nel Campionato americano Imsa, è stata compensata dal debutto del gruppo Hyundai attraverso il marchio di lusso Genesis. La 24 Ore di Le Mans l’hanno vinta case europee, poi americane ed, infine, giapponesi. Non era mai accaduto invece che un’azienda coreana si presentasse a La Sarthe per puntare alla vittoria. Di solito Le Mans non s’innamora dei debuttanti ma, per quanto detto sopra, mai dire mai.
L’Endurance, che compete nel WEC ed ha come ciliegiona sulla torta la 24 Ore, è la categoria di maggior successo nel motorsport. Il prossimo anno uscirà l’Alpine del gruppo francese Renault, ma sono attesi due nuovi arrivi che porteranno il totale dei protagonisti per l’assoluto a 9. Torna dopo sessant’anni la Ford e si riaffaccia la McLaren, l’unica che è stata in grado di acchiapparsi la 24 Ore con una GT. Proprio quella della Granturismo sarà una corsa nella corsa dove i costruttori al via sono già 9: Corvette, McLaren, Ferrari, Aston Martin, BMW, Mercedes, Ford, Lexus e Porsche.
Mentre dovranno guardare negli specchietti per agevolare i numerosi doppiaggi che dovranno subire dalle hypercar, le GT lotteranno fra di loro e spesso la competizione è accesa almeno quanto quella dei prototipi. La Porsche, orfana della LMDh, tenterà il tris di fila mentre la Ferrari vorrebbe tornare sul gradino più alto del podio. Gli altri non staranno certamente a guardare. Quest’anno ai box della 24 Ore non ci sarà la sfilata dei piloti di Formula 1 in attività per la concomitanza del gran premio a Barcellona. Due ragazzi impegnati nel Circus hanno già vinto a Le Mans, Fernando Alonso e Nico Hulkenberg, rispettivamente con Ferrari e Porsche, ma altri fenomeni hanno dichiarato che, prima o poi, la faranno. Fra questi Leclerc, Verstappen e il giovane fuoriclasse italiano Kimi Antonelli.

