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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
Un'auto alla colonnina di ricarica

Auto, periodo di cambiamenti: le auto aziendali una certezza per la mobilità favoriscono la transizione. Crolla lo sharing

di Giorgio Ursicino

Mai come in questo periodo il comparto automotive vive di tanti cambiamenti. Deve gestire, tutte insieme, un numero così elevato di varianti. Una per tutte, la chiamano semplicemente “transizione” perché è sottinteso che sia ecologica. Da anni sapevamo che, prima o poi, avremmo dovuto rinunciare al petrolio in quanto fonte fossile destinata ad esaurirsi e per di più inquinante, soprattutto dal punto di vista dei cambiamenti climatici visto che è legata a doppio filo con le emissioni di CO2. C’è il passaggio all’elettrico, ma nessuno sa quanto tempo ci vorrà.

Nel frattempo, sono fiorite tutta una serie di motorizzazioni per gestire il passaggio che hanno agitato non poco il mercato, complicando le scelta degli automobilisti. Ibrido di ogni tipo: “mild”, “full”, plug-in, range extender, quale sarà la scelta giusta o, almeno, quella migliore? Come se non bastasse, si è scatenato sul nostro continente uno tsunami che non si ricorda mai nella storia: la vecchia Europa sta vivendo l’assalto più massiccio dall’invenzione dell’auto.

L’arrivo dei costruttori cinesi rende quasi insignificanti le precedenti ondate migratorie prevenienti nel tempo dall’America, dal Giappone e dalla Corea. In questo frullatore, ulteriormente scosso da una fase economica non proprio esaltante, c’è un settore che fa sempre un passetto avanti e non indietreggia quasi mai: è quello delle auto aziendali. Pur se, a dire dai rappresentanti di categoria, con «una fiscalità penalizzante rispetto all’UE», si rafforza pian piano perché propone, in modo più professionale e razionale, di gestire le vetture programmandone il rinnovo nel tempo e generando una sorgente sicura di usato fresco e garantito che è una vera linfa per la mobilità, contrastando l’invecchiamento del parco circolante.

Nelle auto aziendali, la voce grossa la fa senz’altro il noleggio diviso nei suoi due rami. In questi giorni c’è stata l’annuale conferenza dell’Aniasa che è sempre un faro sul panorama. Al di là delle variazioni contingenti di poca entità legate al periodo, l’associazione di Confindustria ha evidenziato le grandi tendenze. Nel trimestre, sia nel “lungo” che nel “breve”, si nota un aumento delle vetture plug-in a cui è stata concessa una fiscalità favorevole come vuole Bruxelles.

Per il resto ormai il noleggio rappresenta il 34% del mercato totale, cioè più di un veicolo su tre. Il timore è che le normative europee, se non graduate nel tempo, possano rallentare invece che favorire la decarbonizzazione. Spingere troppo verso l’elettrificazione può raffreddare la domanda con ripercussioni negative sull’economia ed anche sull’ambiente. Lo scorso anno il noleggio ha generato un volume d’affari di 17 miliardi, ha una flotta che ha superato 1.5 milioni di unità, immatricolando oltre mezzo milione di pezzi. Il “breve termine” è la parte più piccola, ma stabile ed è legato soprattutto agli aeroporti.

Il “lungo”, invece, continua la sua espansione strutturale (13 miliardi di fatturato nel 2025) coinvolgendo sempre più anche i privati (lo scorso anno sono stati 185 mila). Il diesel è crollato al 28%, mentre BEV e PHEV insieme (le auto con la spina) sono arrivate al 20%. Drastico ridimensionamento il car sharing: i noleggi sono passati da 13 milioni a 4, il parco si è assottigliato del 70% rispetto a prima della pandemia.
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martedì 12 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 10:58 | © RIPRODUZIONE RISERVATA