La Lancia Flaminia 2.500 Touring Superleggera

ASI, test superato: la Flaminia storica ha attraversato l’Italia da Nord a Sud alimentata da bio-carburante ecologico

di Sergio Troise
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Ingegneri, tecnici e ricercatori lo dicevano da tempo: i biocarburanti possono sostituire tranquillamente la benzina e alimentare senza problemi anche i motori delle auto d’epoca. Ma per sostenere questa tesi occorreva una prova, possibilmente inconfutabile. Che fare? Ci ha pensato l’ASI, l’Automotoclub Storico Italiano, associazione che dal 1966 riunisce gli appassionati di veicoli d’epoca e ne certifica la loro rilevanza storica. Con lodevole pragmatismo è stato organizzato un raid di quasi 2.000 chilometri allo scopo di dimostrare che un’auto degli anni 60, una Lancia Flaminia 2.500 Touring Superleggera alimentata non con la tradizionale benzina, ma con un carburante biologico ricavato da prodotti della natura, avrebbe potuto tranquillamente superare il test.

Ebbene, il road-tour s’è appena concluso, dopo 5 giorni, 7 tappe e 1.950 chilometri percorsi attraversando l’Italia da Nord a Sud, per la precisione da Torino alla Sicilia, con tappe intermedie a Modena, Siena, Bracciano, Napoli e Cosenza, tutte sedi di club federati ASI, dove è stato possibile fare rifornimento e prestare assistenza.

Al volante dell’auto Luca Gastaldi, dirigente ASI che all’arrivo si è detto “più che soddisfatto” del comportamento della macchina, ora affidata al Museo dei Motori dell’Università di Palermo, dove rimarrà esposta fino al 12 maggio, prima di essere impegnata in altre prove, per un totale di 10.000 chilometri da percorrere con questo carburante alternativo.

Al termine del “lavoro” l’auto sarà portata a Savona, dove ha sede un’officina di fiducia dell’ASI che provvederà allo smontaggio e al controllo del motore. Andrà verificata la capacità degli organi meccanici (ovviamente revisionati prima della partenza) di funzionare con questo carburante nuovo, tutto da scoprire, che mai prima d’ora era entrato nelle camere di scoppio di un propulsore Lancia 6 cilindri 2,5 litri degli anni 60.

Per il raid Torino-Palermo sono stati 320 i litri utilizzati di questa “benzina biologica” che l’ASI si è procurata in Inghilterra, dove viene denominata Sustain Classic 80 e prodotta dalla Coryton Advanced Fuels, partner del programma ASI Net-Zero Classic sin dal 2023, come ci è stato spiegato in occasione della tappa a Napoli, dove la Flaminia è stata accolta (e coccolata) dai soci del Club Antiquariauto, in testa la signora Agnese Di Matteo, vicepresidente nazionale dell’ASI. “Tale carburante – è stato spiegato - viene prodotto utilizzando parti di scarto delle lavorazioni agricole non più adatte all’alimentazione umana o animale, fatte macerare e sottoposte a particolari procedimenti chimico-fisici”.

Il rendimento si è rivelato straordinario e il pregio fondamentale è ovviamente la capacità di ridurre le emissioni nocive: l’anidride carbonica emessa allo scarico è infatti per massima parte bilanciata da quella assorbita inizialmente dalle piante per la loro fotosintesi e trasformata secondo un processo naturale in cellulosa, la quale si ritrova alla fine in quegli scarti che servono per alimentare il processo produttivo del bio-carburante stesso. Difetti? Essenzialmente uno: per ora il costo è di 5 euro al litro. Tantissimo, ma la produzione è limitatissima: in Italia pari a 0, in UK ci sono due soli distributori.

I risultati finora raccolti dall’ASI con l’uso delle bio-benzine indicano, intanto, che non ci sono variazioni di performance se non in senso positivo; che i consumi non aumentano, che le temperature dei gas di scarico sono invariate, che si sfiora quasi l’azzeramento del bilancio netto di CO2 immessa in atmosfera e che le emissioni allo scarico diminuiscono significativamente per quanto riguarda i principali parametri usualmente monitorati. Ad esempio, nel ciclo urbano è stata rilevata una sorprendente riduzione del 26% delle emissioni di monossido di carbonio, salita invece al 31% in quello extraurbano. Ridotte anche le emissioni allo scarico degli idrocarburi incombusti, compresa la componente metanica, e del particolato carbonioso.

Dai test sul banco a rulli al raid appena concluso emerge dunque una realtà inconfutabile, che apre scenari insospettabili per la salvaguardia del patrimonio storico dell’automotive: le auto d’epoca hanno le carte in regola per rendersi ecocompatibili e continuare a vivere in questo mondo popolato di auto sempre più ibride ed elettriche. E’ dimostrato, tra l’altro, che questa benzina innovativa è drop-in, non richiedendo alcuna modifica ai motori ed essendo totalmente mixabile con altre benzine in commercio. Non resta dunque che “lavorarci su”, sviluppando progetti credibili e creando le condizioni perché i carburanti biologici diventino un’alternativa interessante anche per le auto moderne non più tanto giovani.

Il successo del raid è stato accolto, com’è facile immaginare, con piena soddisfazione dal presidente ASI Alberto Scuro, che allargando il discorso alla sperimentazione complessiva ha osservato che “il test-drive di 10.000 chilometri è stato avviato con un ottimo risultato, attraversando l’Italia intera senza alcun problema. Stiamo utilizzando un’auto di sessant’anni, con il piacere del riferimento al proprio anniversario che ASI festeggia nel 2026. Il percorso è stato studiato in modo da affrontare tutte le possibili situazioni: autostrade, statali, arterie secondarie e ambienti urbani. Un mix di guida completo, che ci ha fatto anche apprezzare i mille scenari paesaggistici di un’Italia che stupisce sempre per la sua bellezza. Il nostro messaggio è chiaro: i motori del passato possono contribuire allo sviluppo futuro e siamo felici di aver riscontrato risultati più che positivi con l’uso dei bio-carburanti.”

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martedì 21 aprile 2026 - Ultimo aggiornamento: 18:10 | © RIPRODUZIONE RISERVATA