Volkswagen ID. Polo: l’elettrica che ritrova il carattere di Wolfsburg. Piccola nelle dimensioni, ma non nelle ambizioni

Volkswagen Group chiude la porta alla cessione Ducati: “Nessuna vendita nei prossimi tre anni”

Volkswagen Group chiude la porta alla cessione Ducati: “Nessuna vendita nei prossimi tre anni”

Blume, ceo Volkswagen, per aumento orario di lavoro: «Accelerare cambiamento per crisi e concorrenza globale»
VIENNA - Piccola nelle dimensioni, ma non nelle ambizioni. Con la nuova ID. Polo, Volkswagen prova a riportare nell’universo elettrico quella semplicità che per decenni ha rappresentato uno dei punti di forza del marchio. Un’auto facile da capire, da utilizzare e, soprattutto, da guidare. Per farlo Wolfsburg non si è limitata a recuperare uno dei nomi più conosciuti della sua storia, ma ha ripensato profondamente l’approccio seguito con le prime vetture della famiglia ID. Il risultato è una compatta che, nonostante sotto la carrozzeria non abbia nulla in comune con la Polo a benzina, riesce a trasmettere fin dai primi chilometri un’impronta tipicamente Volkswagen.
Il cambio di passo rispetto alle precedenti elettriche di Wolfsburg si percepisce già prima di muoversi. La ID. Polo rinuncia infatti alle forme volutamente futuristiche delle prime ID. per adottare proporzioni e tratti più familiari. Lunga 4,05 metri, larga 1,82 e alta 1,53 metri, presenta un frontale pulito, fari sottili raccordati dalla firma luminosa e superfici semplici. Anche il montante posteriore richiama immediatamente il linguaggio stilistico che da decenni accompagna le compatte di Wolfsburg. Non è un caso: Volkswagen ha voluto rendere la ID. Polo riconoscibile prima di tutto come una propria vettura e soltanto dopo come un’elettrica.

La vera sorpresa, però, arriva aprendo le porte. La nuova piattaforma MEB+ ha permesso di sfruttare con efficacia ogni centimetro disponibile. Nonostante gli ingombri da segmento B, l’abitacolo offre spazio sufficiente anche per chi siede dietro. Mentre il pianale, quasi piatto, rende più sfruttabile il posto centrale. Ancora più significativo il bagagliaio da 441 litri, il 25% in più rispetto alla Polo a benzina e un valore che avvicina la piccola elettrica a vetture di categoria superiore. Abbattendo gli schienali si arriva a 1.240 litri.
Anche sul piano dell’ergonomia c’è stato un attento lavoro da parte di Volkswagen, che sembra aver ascoltato le critiche rivolte alle prime ID. Tornano quindi i pulsanti per gli alzacristalli e, soprattutto, i tasti fisici sul volante e quelli dedicati alla climatizzazione. Una scelta apparentemente banale che, durante la guida, permette di intervenire sulle funzioni principali senza perdersi nei menu. Al centro della plancia resta protagonista lo schermo dell’infotainment da 12,9 pollici, rapido nella risposta e con una grafica ordinata, affiancato dal quadro strumenti da 10 pollici.

Non manca un pizzico di nostalgia. Premendo il tasto View si può trasformare la strumentazione nella riproduzione digitale di quella della prima Golf, con il contagiri sostituito da un indicatore che mostra la potenza impiegata o l’energia recuperata. Anche l’infotainment può assumere un aspetto anni Settanta e Ottanta, con navigazione e sistema multimediale reinterpretati in chiave rétro. Una trovata scenografica, certo, ma che contribuisce a creare quel legame con la storia del marchio che alle prime elettriche Volkswagen era in parte mancato.
Materiali e assemblaggi restituiscono inoltre una sensazione complessivamente curata, soprattutto sulla più ricca Style della prova. Tessuti e rivestimenti contribuiscono a rendere l’ambiente accogliente e numerosi elementi sono ricavati da materiali riciclati; per i sedili dell’allestimento Style viene utilizzato anche il filato Seaqual ottenuto in parte recuperando plastica dal mare. La posizione di guida, invece, resta leggermente rialzata per la presenza della batteria sotto il pavimento rendendola, così, simile a quella di un Crossover.

È proprio una volta lasciato il centro di Vienna, però, che la ID. Polo mostra il lavoro più interessante fatto dai tecnici tedeschi. La MEB+ segna un netto passo avanti rispetto alla precedente architettura delle ID più grandi: motore e trazione sono ora sull’anteriore. L’APP290 sincrono a magneti permanenti sviluppa, nella versione provata, 211 cv e 290 Nm. La spinta è consistente, come dimostrano i 7,1 secondi necessari per passare da 0 a 100 km/h, ma l’erogazione è stata calibrata evitando delle risposte brusche. Anche affondando l’acceleratore, la coppia arriva in maniera progressiva e le ruote anteriori riescono a trasferirla a terra senza reazioni scomposte.
Più che le prestazioni assolute, a convincere è però l’equilibrio generale. Nel misto la ID. Polo entra in curva con naturalezza, mantenendo il corpo vettura ben controllato e limitando il rollio senza ricorrere a un assetto eccessivamente rigido. Il MacPherson anteriore e il ponte torcente posteriore possono sembrare soluzioni convenzionali sulla carta, ma la taratura riesce a combinare precisione e capacità di assorbimento. Il retrotreno segue senza reazioni improvvise e, anche aumentando il ritmo, il comportamento resta sincero e facilmente leggibile.

Lo sterzo segue la stessa filosofia. Non è particolarmente rapido né cerca artificiosamente una connotazione sportiva, ma è preciso e restituisce una risposta progressiva. In città rimane leggero, mentre tra le curve consente di impostare la traiettoria con facilità. È una taratura che non cerca di trasformare la ID. Polo in una piccola sportiva, ruolo che sarà affidato alla futura GTI, ma permette comunque di divertirsi quando la strada comincia a diventare più interessante.
Ancora più riuscito il comando del freno. Volkswagen ha sviluppato un nuovo sistema one-box che gestisce contemporaneamente la frenata meccanica sui quattro dischi e quella rigenerativa. Il passaggio dall’una all’altra è praticamente impercettibile e il pedale mantiene una risposta lineare, consistente e soprattutto facile da modulare, evitando quella sensazione artificiale che può caratterizzare alcune elettriche. In città, poi, si può utilizzare anche la modalità B, che introduce il One-Pedal Driving e porta la vettura fino all’arresto rilasciando l’acceleratore.

Comfort e silenziosità completano il quadro. Sulle strade sconnesse la ID. Polo filtra bene buche e avvallamenti e non rinuncia alla compostezza quando il ritmo aumenta. In autostrada l’isolamento rimane di buon livello, anche se qualche fruscio aerodinamico attorno ai montanti anteriori può diventare percepibile con l’aumentare della velocità. Nel complesso, però, la sensazione è quella di una vettura più adulta di quanto le sue dimensioni lascino immaginare.
E proprio fuori città emerge uno degli aspetti più interessanti: l’efficienza. Volkswagen dichiara per la versione Life da 211 cv un consumo WLTP di 13,3 kWh/100 km e un’autonomia massima di 454 km, mentre la Style provata si attesta a 13,4 kWh/100 km e 452 km. La batteria NMC ha una capacità netta di 52 kWh. Nei diversi percorsi affrontati sulle strade austriache, comprendenti città, extraurbano e autostrada, i consumi rilevati dalle varie vetture si sono mantenuti generalmente fra circa 13,5 e 15 kWh/100 km. Numeri che rendono realistico avvicinarsi ai 400 km nell’utilizzo misto guidando con una certa attenzione.

Quando arriva il momento di ricaricare, tutte le versioni accettano 11 kW in corrente alternata. La batteria LFP da 37 kWh delle versioni da 116 e 135 cv raggiunge invece 88 kW in continua, mentre la NMC da 52 kW, riservata alla variante da 211 cv, sale a 105 kW. In condizioni ideali quest’ultima passa dal 10 all’80% di carica in circa 24 minuti.
Tre gli allestimenti, Trend, Life e Style, con una dotazione che già dalla versione d’ingresso comprende climatizzatore automatico, fari LED e diversi sistemi di assistenza alla guida. La versione di ingresso della Volkswagen ID. Polo è proposta a 26.100 euro, che diventano 24.900 nella fase di lancio grazie allo sconto previsto dalla Casa, mentre per la più ricca Style occorreranno 38.400 euro.




