La nuova Kia Stonic camuffata durante il test in Corea

Kia Stonic, al volante in esclusiva. Test in anteprima sulle strade coreane del nuovo crossover compatto

di Giorgio Ursicino
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SEOUL - Fino a qualche decennio fa nessuno avrebbe mai pensato che per vedere come si fanno le auto sarebbe stato necessario andare fino in Corea. I costruttori del lontano paese orientali non sono certo gli unici a saper realizzare delle buone vetture; il loro punto di vista, però, è diventato molto importante e non può essere trascurato. In poche parole, la visita vale il viaggio, si vedono e scoprono innovazioni sempre interessanti. Questa volta sotto da mettere alla prova c’era uno degli ultimi esemplari di pre-serie della Stonic, il crossover compatto di Kia che proprio in questi giorni inizierà ad essere prodotto per i clienti e dopo l’estate arriverà anche negli showroom europei per gettarsi in uno dei segmenti di mercato più appetibili e caratterizzati dalla crescita maggiore.
 

 

In Corea il protagonista dominante è Hyundai-Kia, un’azienda nel gruppetto dei primi 5 costruttori del pianeta che vende oltre 8 milioni di veicoli l’anno in tutti i continenti con una quota superiore al 6% in Europa, la “region” più esigente e competitiva. Vetture di tutte le dimensioni e di tutte le categorie, alcune delle quali sono in grado di sfidare senza timore anche i modelli dei brand premium.

I coreani si sono fatti conoscere partendo dal controvalore, dalla durata e dall’affidabilità, ma ormai sono rimasti pochissimi gli aspetti in cui non riescono a combattere ad armi pari con i migliori: design elegante e piacevole, qualità molto elevata, tecnologia raffinata e all’avanguardia. Forte di un approccio determinato e di una filosofia che guarda al futuro, il gruppo di Seoul ha arricchito le sue competenze pescando in Europa (soprattutto in Germania) progettisti da mettere nei ruoli chiave perché capaci di fare la differenza.

Peter Schreyer (ex Audi) è diventato un riferimento mondiale nel campo del design ed ha una reputazione altrettanto consolidata Albert Biermann (ex BMW) che nel centro tecnico di Namyang si occupa dello sviluppo dei nuovi modelli, in particolare di quelli con prestazioni elevate. Che questo scenario sia ormai una realtà consolidata lo conferma l’ultimo riconoscimento ottenuto da Kia, qualcosa di veramente prestigioso. La casa orientale ha infatti confermato la prima posizione conquistata l’anno scorso nella classifica di J.D. Power sulla qualità iniziale (i primi 90 giorni di possesso) negli Stati Uniti: gli utilizzatori di vetture Kia sono quelli che si sono ritenuti più soddisfatti ed hanno denunciato il minor numero di difetti.

L’azienda nel 2017 ha ottenuto un punteggio addirittura superiore a quello dell’anno precedente, 4 dei 5 modelli presi in considerazione sono risultati i migliori dello loro rispettive categorie (quello che è andato peggio è arrivato secondo). Con queste premesse è logico che le aspettative siano elevate quando si entra nell’abitacolo e ci si mette al volante di un nuovo prodotto Kia. Il brand ha grande esperienza e credibilità nel settore dei Suv.

Sportage, nelle sue varie generazione, è un timbro di garanzia, ma anche il fratello ancora più grande, Sorento, può vantare un successo globale e vendite in crescita pure in Europa; nei giorni scorsi dalla fabbrica di West Point in Georgia è uscito il milionesimo Sorento destinato al mercato Nord Americano (il veicolo è prodotto anche a Hwasung in Corea). Tradizione sì, ma Stonic si distingue da Sorento e Sportage non solo per le dimensioni (è lungo 415 cm), ma anche per l’impostazione perché e meno Suv e più crossover, un urban crossover che ha l’obiettivo primario di muoversi con grande agilità e sicurezza nella giungla delle città. Stonic è inconfondibilmente Kia, la personalità dell’anteriore con la tradizionale griglia “tiger nose” non lascia dubbi. C’è la possibilità di avere la carrozzeria bicolore e tinte abbinate anche nell’abitacolo dove emergono a prima vista le ormai classiche qualità dei materiali e cura delle finiture del marchio. Nell’abitacolo lo spazio è notevole, il comfort elevato; anche il vano di carico (352 litri) dà l’impressione di essere al vertice della categoria.

Il pianale ha la stessa origine di quello della nuova Rio e il corposo utilizzo di acciai ad altissima resistenza garantisce leggerezza e rigidità che offrono grandi vantaggi per l’agilità e la precisione di guida riducendo contemporaneamente vibrazioni e rumori. La fluidità di marcia è sorprendente anche nelle strade di campagna intorno alla Capitale che non sono sempre lisce come un biliardo. Al top i dispositivi di assistenza alla guida che alzano i livelli di sicurezza, fra i propulsori spiccano per consumi e performance il 3 cilindri 1.0 sovralimentato a benzina da 120 cv e il turbodiesel 1.6 da 110 cv entrambi accoppiati al cambio a sei rapporti. Soprattutto il primo è perfetto per un crossover a vocazione urbana.
 

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Giovedì 13 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:20 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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